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LETTURE/ "Conditor", aspettando il Bimbo che salva dalla distruzione

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Michelangelo, studio per la Sibilla (Infophoto)  Michelangelo, studio per la Sibilla (Infophoto)

Bello nella seconda strofa l'aggettivo languidum, riferito al mondo indebolito e fiacco. La parola, di origine indoeuropea, è stata trasmessa alla lingua latina per via dotta, che tuttavia ha assunto con il tempo anche riflessi popolari, giungendo a significare anche lo struggimento del desiderio. Poco sotto, nell'espressione vergente mundi vespere c'è forse un lontano richiamo a quello che i medievali amavano definire senescentem mundum, il mondo invecchiato sotto il peso dei suoi dolori e dei suoi peccati. Per esso il Padre dona il remedium della nascita di un bambino, che riporta fanciullezza e salute.

La terza strofa è stata quella più rimaneggiata: venne eliminata l'immagine delle sposo che esce dalla stanza nuziale a significare Gesù venuto alla luce dal seno purissimo della Vergine Maria. Forse il paragone sembrava troppo ardito, ma è di origine biblica, si trova in uno dei salmi più recitati nella liturgia delle ore e riletto dalla Chiesa come riferito alla venuta del Messia. Perciò non possiamo che gioire che l'attuale versione abbia ripristinato l'originale. La strofa seguente contiene un riferimento evidente a san Paolo e all'Apocalisse, quando parla di tutte le creature terrestri e celesti inginocchiate davanti a Cristo giudice. Sì, perché il Natale non è solo consolazione e speranza, ma fonda la nostra responsabilità di uomini ad accogliere e a ubbidire al Signore. La prima venuta si salda con l'ultima, quando la nostra vita sarà giudicata. Si salda nella terza venuta, per usare la fortunata espressione di san Bernardo, che è quella dell'ora presente.



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