BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ARTE & FEDE/ Wojtyla e il presepe, la grazia dello stupore

Pubblicazione:

Giovanni Paolo II (Infophoto)  Giovanni Paolo II (Infophoto)

Bastano gli occhi. Non ci vuole altro per essere vinti dallo stupore, al vedere per la prima volta un bambino appena nato. E' esperienza comune, può accadere per strada, in clinica, persino in fotografia. Nonostante incontrare una madre con un neonato sia divenuto raro, accade ancora oggi.

Dovette accadere così anche ai pastori delle periferie di Betlemme quando Lo videro nel presepe.

E sono stupore e meraviglia i sentimenti che prendono il visitatore della mostra Omaggio a Giovanni Paolo II. I presepi di piazza San Pietro e le reliquie del Santo, ospitata al Museo Checco Costa dell'Autodromo di Imola.

In una foto risalente al Natale del 1982, si vede il Papa polacco adorare in ginocchio la statua del Bambino Gesù: era l'anno del suo pontificato in cui egli volle ridare al popolo una tradizione che si era perduta nel tempo, l'installazione del grande presepe in piazza come testimonianza di fede, meta di pellegrinaggio, terminale di preghiera. In un'altra foto si vede il Santo Padre pochi mesi prima della fine della sua vita terrena, visitare il presepe del 2004 non più inginocchiato ma trasportato dalla carrozzella, fedele fino all'ultimo.

"Egli, come i pastori, si è fatto adoratore del Mistero fatto carne", ha scritto di Giovanni Paolo II l'arcivescovo mons. Gianni Danzi che per tanti anni ebbe il privilegio di collaborare con lui, fra l'altro proprio alle grandi installazioni natalizie.

Al Papa bastavano gli occhi per immedesimarsi. Ma affinché lo stupore non decadesse, chiedeva l'aiuto di altri occhi: "Tu Maria che vegli sull'Onnipotente tuo Figlio, donaci i tuoi occhi per contemplarlo con fede", disse nell'omelia della notte di Natale 2002, "donaci il tuo cuore per adorarlo con amore".

Dio fatto uomo, visibile in un bambino, l'Incarnazione come punto di svolta della storia a partire dalla propria vita personale, questo è il centro attorno al quale si snoda il percorso della mostra di Imola: itinerario che comprende i bellissimi modelli realizzati dall'architetto Angelo Molfetta per i grandi presepi di piazza San Pietro, stupende Natività della Collezione Vaticana, infine le testimonianze iconografiche del Natale polacco che fanno comprendere le radici dalle quali proveniva la fede di Papa Wojtyla. Un percorso di bellezza, non per caso: infatti "il bello è la prova sperimentale che l'Incarnazione è possibile", ha detto il suo successore, Benedetto XVI, rivolto agli artisti.

Si impara molto, visitando la mostra, e si viene sfidati dai particolari. Fra i dettagli che colpiscono, il fatto che Giovanni Paolo II tenesse sulla sua scrivania due presepi in miniatura. Per avere ogni giorno gli occhi sulla nascita di Gesù a Betlemme, "un fatto che non si può relegare nel passato" perché "dinanzi a Lui si pone l'intera storia umana" (Incarnationis mysterium, 1998). 



  PAG. SUCC. >