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LETTURE/ Vergine, "madre di tuo Padre": dalle Ebridi a Eliot (passando per Dante)

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Filippo Lippi, Adorazione del Bambino di Camaldoli (1463) (Infophoto)  Filippo Lippi, Adorazione del Bambino di Camaldoli (1463) (Infophoto)

"Maria mater Miranda Patrem suum edidit", VIII secolo d.C., isola delle Ebridi, non più di tre chilometri quadrati; "Vergine Madre, figlia del tuo Figlio", inizio XIV secolo, a cavallo fra Toscana e Liguria, "Thy maker's maker, and thy Father's mother", inizio XVII secolo, Inghilterra e poi di nuovo Figlia del Tuo Figlio, XX secolo, Inghilterra. 

Quattro luoghi, quattro tempi, tre lingue, quattro uomini; il primo è un monaco sconosciuto, tal Cu Chuimne, il secondo è il poeta massimo della cattolicità, Dante Alighieri, e con lui San Bernardo da Chiaravalle, il terzo un chierico della Chiesa anglicana ed anche poeta, John Donne, il quarto il poeta della modernità, Thomas S. Eliot, il cui verso dai Four Quartets è in italiano nel testo perché volutamente e coscientemente rubato a Dante.

Li unisce tutti e quattro qualcosa di più della devozione mariana, che trovò la sua codifica nel concilio di Efeso del 431 nella formulazione di Maria come Theotokos, the God-bearer, colei che ha portato/generato Dio. Tutti i versi citati provengono da orizons, quelle che Amleto chiede ad Ofelia per se stesso, "orazioni", ovvero speech (discorso) e prayer (preghiera), un dialogo gerarchicamente strutturato fra due entità sommamente complesse, Dio ed uomo.

Così scrive John Donne nell'ottava finale del sonetto The Annunciation, il secondo componimento de La Corona, collezione di sette sonetti dedicati alla vita di Gesù, dall'Annunciazione all'Ascensione:

Ere by the spheres time was created, thou
Wast in his mind, who is thy Son, and Brother,
Whom thou conceiv'st, conceiv'd; yea thou art now
Thy maker's maker, and thy Father's mother,
Thou hast light in dark; and shutst in little room,
Immensity cloistered in thy dear womb

Prima che il tempo con le sfere fosse creato, tu
Fosti nella sua mente, che è tuo Figlio, e Fratello,
che tu concepisti, concepita; sì, tu sei ora
fattrice del tuo fattore, e madre di tuo Padre,
tu hai luce nell'oscurità, e chiusa in poco spazio hai
l'immensità racchiusa nel tuo caro ventre

Nella collezione l'ultimo verso di ogni sonetto, presentato in corsivo, diventa il primo del successivo, e così via fino al settimo, in cui il verso finale è anche il primo verso del primo sonetto, nella ideale ricongiungimento della "corona" di questo rosario sui generis. Donne sviluppa pienamente la formulazione paradossale della natura di Maria come "fattrice del tuo fattore", e "madre di tuo Padre"; l'affermazione centrale "thou/wast in his mind (vv.1.2) conceived " (v.3) "tu/Fosti …. nella sua mente concepita" riflette pienamente la concezione mariana di Sant'Agostino, ma contiene sintatticamente al suo interno, ad  inglobare in un unico senso ciò che è contraddittorio, la natura di Maria come colei che "concepisce".



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