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VITA DI GESU'/ Il miracolo raccontato da un pagano? I conti "tornano"

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Dentro gli Archivi Vaticani (Immagine d'archivio)  Dentro gli Archivi Vaticani (Immagine d'archivio)

In tempi recenti si è parlato del ritrovamento negli Archivi Vaticani di una lettera inviata all'imperatore Tiberio dallo storico romano Velleio Patercolo dove si descrive un miracolo di Gesù a cui lo scrittore avrebbe assistito durante un viaggio in Palestina, e precisamente nella città di Sebaste: Gesù, dopo avere recitato una preghiera "dalle parole incomprensibili" avrebbe ridato la vita al bimbo nato morto di una donna del paese. 

La notizia, diffusa da un sito web poco attendibile, è stata smentita: si trattava di un falso. Sarebbe stata una notizia straordinaria, perché avremmo avuto l'unico caso, al di fuori dei libri del Nuovo Testamento, in cui uno spettatore (per di più pagano) narra di essere stato testimone oculare di un miracolo di Gesù. 

Ma sarebbe stata davvero una notizia così inattendibile? Da parte mia vorrei proporre solamente un paio di osservazioni: la prima, che la notizia è stata costruita ad arte in maniera da avere una patina di credibilità, e chi l'ha diffusa aveva un'ottima conoscenza del mondo antico; la seconda, che comunque la risonanza avuta dalla falsa notizia del web consente di riaprire una pagina importante della storia romana e una riproporre una domanda alla quale troppo spesso si sono date risposte superficiali o pregiudiziali: quale fu l'atteggiamento di Tiberio nei confronti del Cristianesimo nascente?

Vorrei commentare brevemente la notizia partendo dall'ipotesi che essa fosse vera: un po' come si fa in geometria, quando, per riflettere su una dimostrazione, si ragiona "per assurdo". 

Velleio Patercolo, storico romano autore di due libri di Historiae ebbe una lunga familiarità con l'imperatore Tiberio e coi suoi più stretti collaboratori, fra cui Seiano (figura controversa e tutt'altro che raccomandabile), tanto che probabilmente all'eclissi e alla disgrazia di Seiano negli ultimi anni dell'impero di Tiberio corrispose anche il suo declino. Come storico Velleio Patercolo fu ampiamente condizionato dall'amicizia con l'imperatore, al punto da essere considerato da alcuni studiosi del nostro tempo autore di un'opera più di propaganda che di storia. La biografia di Velleio Patercolo, con la sua carriera politica e militare all'ombra dell'imperatore, è ampiamente documentata dalle fonti antiche, e la possiamo ricostruire in modo soddisfacente per alcuni periodi della sua vita: ma gli anni precedenti e successivi al 30, data di pubblicazione della sua storia, rimangono un punto oscuro: per un lungo periodo non abbiamo sue notizie. L'ipotesi, implicitamente suggerita dalla lettera, di un prolungato soggiorno all'estero, per di più in una regione turbolenta e anomala che dal punto di vista della politica imperiale creava più problemi che gratificazione, potrebbe dunque essere presa in considerazione e spiegherebbe l'apparente silenzio sulla sua attività. Se si accetta una data fra il 29 e il 31 come data della morte e resurrezione di Gesù, e dunque un periodo di qualche anno antecedente per la sua predicazione pubblica, la lettera proverebbe la presenza di Velleio in Palestina attorno a quegli anni, e sarebbe quindi compatibile coi dati biografici a nostra disposizione. 



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COMMENTI
06/11/2014 - Osservazione (Moreno Morani)

Ringrazio i miei interlocutori per le precisazioni, e mi permetto di proseguire nel dialogo con due piccole osservazioni. Circa l'autenticità della notizia mi sembra di avere usato tutte le necessarie cautele: possibile (magari probabile) cha la notizia sia falsa, ma l'interesse che muoveva la mia riflessione era più generale e tendeva a riprorre la domanda: quale fu l'atteggiamento di Tiberio verso i Cristiani? La tesi di Marta Sordi (che è il vero punto centrale dell'articolo) è stata spesso osteggiata o negata in modo pregiudiziale. Questa è l'occasione per riparlarne. Ancora: le scoperte moderne hanno sfatato tanti pregiudizi moderni: si ricordi come sono rimasti male tanti esegeti che negavano l'esistenza di Pilato (e quindi la storicità di Gesù e la validità dei racconti evangelici) quando nel 1961 fu trovata un'iscrizione che conteneva il nome del personaggio. Di lettere e documenti del I sec. ne abbiamo (nei papiri egiziani e in genere nella documentazione), e la vicenda di Bar Kokhba e della sua corrispondenza consiglia prudenza. Certo, il ritrovamento della lettera di Velleio Patercolo a prima vista sembra troppo bella per essere vera, lo ammetto, ma credo che sia meglio aspettare di vederci chiaro prima di esprimere un giudizio definitivo. Grazie comunque per avere aviato un dibattito su una questione stimolante, vero o falso (o inesistente!) che sia il documento di Velleio.

 
06/11/2014 - Il problema è che la notizia è falsa (Pietro Bastargutti)

Un articolo ricco e informativo. Il problema è che la notizia è falsa, e del tutto priva di fondamento. A dare la notizia del "ritrovamento" è stato, infatti, il sito "world news daily report", una pagina di satira che descrive così i propri contenuti: "tutte le notizie qui presentate sono fiction" e "ogni somiglianza con la verità è puramente casuale". Curioso che il tema dell'articolo sia l'attendibilità di una testimonianza: proprio ciò che manca, per esplicita intenzione, alla fonte della notizia. Bastano due secondi di Google per verificare tutto ciò.

 
06/11/2014 - Falsa notizia (Giuseppe Pezzini)

Sarebbe veramente un ritrovamento eccezionale. Purtroppo la notizia in sé (prima che il documento) è un falso, un 'hoax' inventata dal sito satirico worldnewsdailyreport (http://worldnewsdailyreport.com/newly-found-document-holds-eyewitness-account-of-jesus-performing-miracle/). Non esiste nessun archivista Ignazio Perrucci (l'uomo della foto è il signor Ken Klukowski (http://www.christianpost.com/news/obama-admin-most-hostile-to-religious-freedom-in-us-history-says-expert-90447/) e l'immagine delle fantomatica pergamena è tratta dalla pagina wiikipedia delle tavolette di Vindolanda (http://en.wikipedia.org/wiki/Vindolanda_tablets), ovviamente senza entrare nel merito della plausibilità di ritrovare una lettera autografa del primo secolo.