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SCIENZA & FEDE/ Attenti a chi vuole "sostituire" l'io col cervello

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Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)  Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)

Certamente: non può essere un fine assoluto, deve servire alla persona e alla società. Per quanto riguarda la secolarizzazione, il beato Alvaro del Portillo, recentemente portato agli altari, era solito distinguere una forma positiva e una negativa di secolarizzazione. La prima consiste nel fatto che, se nel medioevo la scienza era molto subordinata alla teologia, poi a partire dal Rinascimento si è aperto l'ambito di autonomia, del tutto legittima, delle diverse scienze secolari. La secolarizzazione negativa sarebbe invece legare l'autonomia e l'indipendenza dalle singole scienze al rifiuto di Dio, della trascendenza e di ogni rapporto con il senso profondo dell'uomo che si manifesta nella sua religiosità.

Quali novità ha portato la filosofia della mente alla riflessione filosofica e alla nuova ricerca sulle neuroscienze?
La filosofia della mente è ormai da diversi anni in primo piano e pone una serie di tematiche al centro dell'attenzione: oltre alla mente, anche l'io, la cognizione, il problema dell'intelligenza artificiale, eccetera. Per quanto riguarda le neuroscienze e la filosofia, la questione si gioca molto in questi termini: riduzionismo oppure inclusione in un'antropologia filosofica. Riduzionismo nel senso di considerare la neuroscienza come una pura scienza empirica e soltanto materiale, che non apre pertanto l'orizzonte alla vita spirituale, ma rimane chiusa in se stessa, quasi neurofisiologia, o invece includere la neuroscienza, rispettandone l'autonomia, in una visione antropologica. A questo scopo è necessario elaborare una buona ontologia, a mio parere basata sulle "tre menti": la mente personale dell'uomo, la mente animale (perché noi abbiamo molto in comune con gli animali) e la "mente" artificiale — in senso analogico — ossia la mente tecnologica dei sistemi intelligenti, che richiama molto l'intelligenza umana.

Anima, spirito, coscienza, psiche, mente, cervello: per non fare confusioni, come si distinguono e come dovremmo parlarne in modo corretto?
A queste grandi tematiche della neuroscienza (o neurofilosofia), aggiungerei anche quelle di "io", di "persona" e anche di "corpo", perché oggi si insiste molto sul fatto che il cervello bisogna considerarlo unito al corpo umano e non isolatamente, come, allo stesso modo, la mente umana bisogna vederla unita alla persona e non separatamente. Pertanto c'è la persona e il suo corpo, poi nella persona c'è l'io e una dimensione che si può chiamare anima, spirito, psiche. Lo spirito può indicare le funzioni più alte, la psiche invece indica piuttosto la parte animatrice delle funzioni biologiche o sensitive.

Lei parla anche di "corpo elevato", che significa?
Si tratta di una nozione interessante che viene dalla fenomenologia. Una stessa realtà acquista un'altra dimensione quando è per così dire "informata" da un livello gerarchico superiore (non è la stessa la corporeità di una pietra, o di un gatto o di una persona). Quindi la nozione stessa di corpo cambia (nella lingua tedesca si distingue tra corpo vivente, Leib, e corpo come volume, tridimensionale, Körper). Così, quando si parla di cervello animale e di cervello personale, bisogna considerare che il cervello umano fa parte di un corpo più "alto'" del corpo di un animale. Questo significa evitare l'univocità e lavorare con un'analogia semantica importante.

Quali sono gli elementi o i contributi più rilevanti che il nuovo paradigma delle neuroscienze può dare all'antropologia?  E a suo parere, quali sono i problemi da risolvere o le questioni più importanti da approfondire nel prossimo futuro?



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