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SCIENZA & FEDE/ Attenti a chi vuole "sostituire" l'io col cervello

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Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)  Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)

I contributi più rilevanti sono tantissimi. Ad esempio, l'importanza della dimensione sociale dell'uomo ossia dell'empatia, rilevata dagli studi di neuroscienze, e non solo per motivo dei neuroni-specchio, un fatto ormai molto risaputo. Un altro punto è la questione dell'integrazione: si vede sempre più chiaro che il sistema nervoso è un sistema integrativo dove le cose più piccole, come i diversi sensi e le diverse "agenzie", di tipo livello emotivo basso o medio o alto, sono integrate in modo sistemico e gerarchico. Nel cervello tutto è integrato, e quello che non è integrato funziona male, perché è separato e isolato, cosa che può in alcuni casi anche portare a conseguenze patologiche. Un altro tema è il ruolo delle emozioni nella coscienza e anche nel pensiero. Il rapporto tra passionalità e razionalità è interessante e molto ricco per l'incidenza che hanno le emozioni nel pensiero razionale e viceversa. Infine, a mio parere, è importante approfondire  la complessità e il cervello…

Perché?
È indubbio che il cervello è l'organo più complesso dell'universo: una galassia è quasi elementare nei confronti del cervello umano, data la quantità dei livelli di connessioni interne, il rapporto con gli altri cervelli e con l'ambiente esterno. Si tratta insomma di un sistema con sottosistemi e via dicendo. Ci sono alcuni progetti che tentano di studiarlo, come l'Human Brain Project — che mira ad elaborare una specie di super-computer che possa ricostruire e simulare il cervello dal punto di vista quantitativo — o il Brain Activity Map, sorto con lo scopo di "mappare" tutto il cervello, come era stato il progetto Genoma per il Dna di anni fa. Saranno progetti certamente utili, ma il mio cervello sarà sempre diverso da quello del mio vicino: ogni persona con una sua storia ha il suo proprio cervello, molto diverso, e quindi i modelli e le soluzioni dei problemi sono necessariamente personali. Questo non accade con problemi tecnici o con questioni di tipo fisico o chimico. L'uomo è complesso e questa complessità è evidente appunto nel cervello. Con metodi quantitativi non si arriva a dominare e a controllare il cervello umano. Bisogna utilizzare altri metodi di tipo qualitativo e fenomenologico, senza negare che la parte quantitativa sia utile, ma il suo apporto è, in questo caso almeno, molto parziale.

In che modo le neuroscienze possono "incidere" nella concezione cristiana dell'uomo? Possono modificare la visione tradizionale di uomo come corpo materiale e anima spirituale?
Tutti oggi sono d'accordo sul fatto che le neuroscienze stanno dando un contributo importante per  acquisire una concezione dell'uomo meno "spiritualistica", dove si vede l'importanza del corpo umano e del sistema nervoso anche per capire in parte comportamenti religiosi e morali. Questo non necessariamente ha una ricaduta materialistica, semplicemente ci aiuta a comprendere meglio l'uomo nella sua integralità. 



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