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SCIENZA & FEDE/ Attenti a chi vuole "sostituire" l'io col cervello

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Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)  Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)

Oggi le neuroscienze, oltre a costituire un importante campo di ricerca, rappresentano anche una moda culturale. Spopolano nei convegni e sono entrate di diritto nelle terze pagine dei quotidiani, là dove prima c'erano la letteratura e la filosofia.
Conoscere l'attività celebrale in che modo contribuisce a comprendere meglio la natura umana? La spiritualità e le scelte morali sono determinate in qualche modo dalla fisiologia umana? Qui le strade si dividono, se è vero che alcune risposte fornite sul terreno delle neuroscienze portano a destituire di fondamento molte parole della tradizione culturale occidentale, come "anima", "natura", "morale". Ilsussidiario.net ne ha parlato con Juan José Sanguineti, filosofo, docente di antropologia e neuroscienze nell'Issr all'Apollinare (Pontificia Università della Santa Croce, Roma).

Professore, come possono convivere nell'uomo del XXI secolo la dimensione scientifica e quella spirituale, che sembrano così contrastanti?
Sia per Giovanni Paolo II sia per Benedetto XVI la questione dell'integrazione tra il mondo religioso, teologico e di fede e il mondo scientifico era fondamentale, ma lo è anche per papa Francesco (nel 2008 all'Università Cattolica di Buenos Aires tenni una conferenza sulle neuroscienze e l'allora Arcivescovo della capitale era tra i presenti…). Queste due dimensioni, spirituale e fisica, possono sembrare contrastanti perché sono diverse e alcuni non riescono ad integrarle bene e le vivono come una specie di "schizofrenia" intellettuale…

Invece?
Invece nella Chiesa esiste una lunghissima tradizione di unione tra la fede biblica e religiosa in Cristo e il Logos, che diventa il logos filosofico e scientifico: si tratta di venti secoli di integrazione. Quindi non è così una novità,  ma c'è la necessità costante di ricordarlo e di saper integrare le due visioni.

Oggi, con la crisi dei fondamenti della scienza e i limiti e le difficoltà che incontra la tecnologia, e la crisi della fede, la diffusione di una cultura secolarizzata e di una mentalità post-moderna atea o agnostica, la riflessione su questo tema è ancora attuale?
Proprio perché c'è una crisi della scienza e della tecnologia, e anche di fede, la riflessione su questo tema non è soltanto attuale ma urgente. In altri tempi, senza queste "crisi", si davano per scontate molte cose. Invece oggi è importante tornare a riflettere sul senso della scienza e della tecnica e sulla capacità che ha la fede cristiana di illuminare questi ambiti della razionalità. Il problema è piuttosto dare un senso a tutte quelle scoperte delle scienze sperimentali, da collegare con la filosofia, e di dare pure un senso alla tecnologia, che rischia di essere fine a se stessa e quindi di non tenere conto dei fini naturali umani, sociali e personali.

La tecnologia è strumentale?



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