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MURO DI BERLINO/ Visto da Mosca: il dramma di una generazione senza memoria

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LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO, 25 ANNI DOPO: VISTA DA MOSCA — Un paio di anni fa una tivù russa aveva fatto le solite interviste ai passanti, per sondare quanto ne sa la gente di storia e di cronaca. Tra le varie risposte sconsolanti che saltavano fuori, c'era anche quella di due ragazze secondo cui il Muro di Berlino «probabilmente lo hanno fatto gli americani». Da cui si deduceva la più totale ignoranza del concetto di guerra fredda, e pure di seconda guerra mondiale. 

Certo, la caduta del Muro di Berlino non fu seguita in diretta dalla televisione sovietica come da quelle occidentali; il diaframma che ancora separava l'Urss dall'Europa smorzava fortemente i toni, nonostante ci fossero la perestrojka e Gorbacev. Pochi, tra la gente normale, si resero conto che quello era l'inizio della fine anche per l'Unione Sovietica, pochi immaginarono che la caduta di quel muro si sarebbe portata dietro il crollo della cortina di ferro.

Ma che segno può lasciare un evento epocale come la caduta del Muro di Berlino, che viene paragonato alla presa della Bastiglia, se è totalmente assente dalla coscienza di una generazione? Nessuno, parrebbe. I giovani non sanno la storia, gli adulti hanno perso la memoria; e così oggi, dopo eventi eccezionali come il Majdan o l'annessione della Crimea, con una sorta di gioco di prestigio la coscienza storica dei russi viene sostituita da uno strano miraggio, e una nuova "storia", una vera e propria neostoria orwelliana, diventa pane quotidiano e i giudizi si sprecano: d'un tratto tutti sanno chi erano i "bandera" e i fascisti, perché san Vladimir si battezzò in Crimea, e quanto bene ha fatto Stalin all'economia sovietica (anche se storia e memoria ci dicono che ha fatto morire di fame 6 milioni di ucraini).

Così, all'assenza dei fatti reali, nelle coscienze si sostituisce il proliferare dei miti; e l'opinione popolare diventa volatile, facile alle esaltazioni patriottiche. Di giorno in giorno si è incominciato ad osservare come tornano le vecchie abitudini sovietiche, il vecchio stile di rapporti tra amministrazione e cittadino, l'atteggiamento di supina rassegnazione verso lo Stato, una paura psicologica di fondo, pur con grosse sacche di resistenza attiva e passiva. La tendenza tuttavia è macroscopica e la si osserva nella vita quotidiana, in posta, al supermarket, negli uffici pubblici.

Eppure la caduta del Muro di Berlino ha voluto dire la liberazione da questi cliché ideologici, e le generazioni di adulti che vivono oggi nella Federazione russa, pur avendo adesso dimenticato l'evento, hanno sperimentato abbondantemente su di sé i suoi effetti benefici: hanno potuto godere di una nuova libertà di comunicare, pensare e parlare, viaggiare, studiare, prendere iniziativa. La cosa strana è che tutto questo oggi viene gradualmente tolto senza che la maggioranza sembri notarlo, come se non fosse essenziale e se ne potesse fare tranquillamente a meno.



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