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La caduta del Muro di Berlino/ E Google, a 25 anni dall'89: verità e libertà

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 Il Nazismo si comprende allora come tentativo di una controrivoluzione preventiva, retta dal mito del passato e del ritorno all’origine opposto al mito marxista del futuro. Poiché i miti nell’epoca moderna tendono a presentarsi in forma di scienza o di ideologia scientifica, il mito dell’origine è mediato dal biologismo darwiniano esattamente come in Marx il mito del futuro è mediato dalla economia politica.

Per quanto riguarda il fascismo è scorretto identificarlo totalmente con il nazismo. Il nazismo, come abbiamo visto, è una rivoluzione di segno contrario rispetto a quella comunista che ne emula la spietatezza, alcuni aspetti ideologici e perfino alcune modalità organizzative. Il fascismo fu altra cosa. Esso fu una rivoluzione ulteriore, o meglio un tentativo di rivoluzione ulteriore rispetto a quella antecedente marxista-leninista che sostituiva alla idea di classe l’idea di nazione. Se guardiamo al Gentile, il vero e forse l’unico teorico del fascismo, vediamo come l’idea di nazione sia concepita in termini accentuatamente non ideologici e non razziali. Il collante che tiene insieme la nazione non è il sangue ma la cultura. In questo senso si potrebbe dire che le leggi razziali del ’38 furono una specie di suicidio del fascismo che accetta la sua subordinazione ideale al nazionalsocialismo e perde, quindi, la propria originalità e la propria pretesa di primato. Mussolini voleva in un certo senso costruire un modello rivoluzionario adatto ad un paese considerato di cultura superiore a quella russa e si appoggiava per questo alla critica del marxismo usuale nella Italia del suo tempo, una critica che non voleva essere un annientamento ma un superamento dialettico del pensiero di Marx.

 

Ci limitiamo qui comunque ad osservare in sintesi, come il tratto che unisce capitalismo, comunismo, fascismo, nazismo, sia proprio il secolarismo e la negazione dell’idea di verità . Ma l’esperimento tragico Nazista ha una durata di 12 anni, quello Marxista leninista, quello Comunista, più di 70 anni.

Quindi è forse utile soffermarsi un attimo su quest’ultimo.

Innanzitutto bisogna subito chiarire -con Augusto Del Noce- che il marxismo-leninismo come rivoluzione mondiale e totale non è fallitosi deve meglio dire che tale rivoluzione è riuscita e fallita insieme. 

E' riuscita perché effettivamente ha cambiato il mondo, determinando nell'Occidente stesso (come vedremo poi) mutamenti intellettuali e morali di enorme portata; è fallita perché ha concluso nella più gigantesca "eterogenesi dei fini" che mai si sia avuta nella storia 

Già dire questo però significa aprire la riflessione, più che chiuderla. Molti, infatti, che fino a pochi anni or sono e, per ben 45 anni di seguito, hanno sostenuto che l'intera storia della filosofia andasse riscritta per restituire a Marx ed al marxismo il posto centrale nella cultura europea, oggi, come se niente fosse, considerano il dialettico di Treviri una specie di cane morto della filosofia, da relegare nella storia dell'ideologia fatta di concezioni del mondo che non hanno in realtà a che fare con la ricerca della verità. 

Così molta parte dei pensatori nostrani si affrettano a riprendere il lavoro della filosofia come se si potessero mettere fra parentesi tutti quegli anni in cui il marxismo ha dominato la nostra scena culturale, considerandoli un semplice incidente di percorso. 

 Si rischia, forse, così facendo, di cadere però, nel medesimo errore in cui caddero quanti considerarono il fascismo un errore contro la cultura e non invece, come fu realmente, un errore della cultura

 Marxismo e filosofia di Gentile sono infatti, in forme diverse, espressioni dell'identico destino del razionalismo moderno che nella sua conclusione sbocca nel totalitarismo e si capovolge in irrazionalismo. Proprio per questo motivo, l'odierna sottovalutazione di Marx è estremamente pericolosa e coincide con una volontà di non esaminare criticamente il significato del fallimento del marxismo, per vedere quali posizioni di pensiero siano definitivamente coinvolte in questo fallimento e quali, invece, le strade che rimangono aperte ad un autentico ripensamento della cultura europea.



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