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La caduta del Muro di Berlino/ E Google, a 25 anni dall'89: verità e libertà

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Negare, infatti, il concetto filosofico del marxismo e considerare Marx uno sprovveduto in filosofia, e non invece una delle menti filosofiche più potenti che mai siano esistite, capace di pensare con rigore e coerenza il principio del razionalismo moderno fino alle sue ultime conseguenze, si potrebbe solo alla condizione di espungere dalla storia della filosofia l'hegelismo.

Il razionalismo moderno che nella filosofia hegeliana trova la sua sistemazione definitiva ma percorre in diverso modo tutto il pensiero dell'Occidente dalle interpretazioni arabe di Aristotele fino ai mistici eterodossi tedeschi ed infine all'idealismo, ha alla sua origine l'affermazione della coincidenza Dio e mondo. Per esso Dio coincide con il suo agire nel mondoDio ed il mondo che egli crea sono un unico tutto. La Ragione è, appunto, questa presenza di Dio nel mondo che lo guida verso il suo compimento. 

La Ragione allora sostituisce Dio e per dimostrare la sua divinità deve realizzarsi nella storia in modo evidente. Quindi la posizione immanentistica hegeliana può confermare se stessa solo attraverso una interpretazione della storia. Solo tramite essa sarà possibile dire se davvero nella storia la ragione si realizzi oppure no.  

 La critica a Hegel e le lacerazioni all'interno della scuola hegeliana, si incentrano, come noto, proprio sulle innumerevoli contraddizioni prodotte da questa ambigua indistinzione fra Dio/mondo, ragione/storia, particolare/universale.

E' in questo contesto che si colloca la scelta politico-filosofica di Marx. Per Marx dopo Hegel un ritorno al teismo è impossibile. Occorre piuttosto proseguire e al tempo stesso, rovesciare il pensiero di Hegel riproponendo un materialismo illuministico dopo Hegel purgato però degli elementi che avevano dato occasione alla critica hegeliana. 

 Per spiegare la storia tale materialismo deve diventare dialettico, deve mostrare cioè come la quantità materiale sia converta in qualità spirituale, come gli interessi materiali siano la base del costituirsi degli ideali e dei valori.

 Occorre mostrare sulla base di un ragionamento scientifico e non filosofico la presenza della ragione nella storia e la necessità della realizzazione in essa della compiuta emancipazione, in modo da conciliare empiricamente e non più filosoficamente ideale e reale. 

 Di qui una particolare caratteristica del pensiero di Marx: per un aspetto esso segna l'uscita dalla filosofia.L'unità di universale e particolare deve essere argomentata non filosoficamente ma praticamente.D'altro canto alla scienza della società è posto il compito filosofico di mostrare questa unità: essa è l'ipotesi trascendentale che guida il suo sviluppo. 

L'unità inoltre, deve apparire non come il risultato di un'azione consapevolmente orientata alla giustizia, al bene, ma come effetto di una causalità interamente immanente al sistema del mondo . 

Questa uscita dalla filosofia giustifica paradossalmente sia coloro che insistono nel considerare Marx come un grande filosofo ed il punto di arrivo della filosofia moderna, sia coloro che dalla filosofia vogliono escluderlo. 

Il grande dialettico di Treviri è, infatti, non filosofo per motivi filosofici. Egli mostra l'esito cui il razionalismo moderno deve arrivare e la fine della filosofia è da lui decretata (XI Tesi su Feuerbach) in perfetta coscienza con lo spirito della filosofia moderna. 

Le cause del fallimento del marxismo sono state ampiamente analizzate e non è nostra intenzione proseguire qui tali analisi. 

La storia del mondo però rifugge lo schema ideologico in cui si sarebbe voluto rinchiuderla. La storia non ha mostrato e non mostra quel lineare o anche tortuoso cammino verso il bene che il progressismo ottocentesco dava per scontato. Il progresso può anche essere un avanzamento del cammino verso l'abisso. 

 Il ciclo delle guerre mondiali e l'insorgere dei totalitarismi hanno profondamente scosso l'ottimismo dogmatico dell'immanentismo etico dichiarandone il totale fallimento. 

Allora il problema culturale del nostro tempo, dal quale forse tanti altri dipendono, consiste proprio nel rendersi conto esattamente del significato e della portata del crollo del comunismo. 

Il problema viene in genere esorcizzato pretendendo che il comunismo sia un fenomeno orientale, asiatico, estraneo alla storia europeaQuesto è assolutamente falso



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