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La caduta del Muro di Berlino/ E Google, a 25 anni dall'89: verità e libertà

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Il marxismo nasce in Germania e si sviluppa fra Londra e Parigi. Marx pensa nella lingua di Goethe e raccoglie la grande eredità del materialismo illuministico francese, dell’economia inglese oltre che dell'idealismo tedesco. Perché oggi, contro l'evidenza, non si vuole ammettere la grande forza filosofica del marxismo? 

La ragione è semplice: si vuole proporre come nuova cultura dell'Europa un insieme di posizioni filosoficamente più arretrate rispetto al marxismo e che il marxismo aveva già riassunto in sé e superato. 

Escludere il marxismo dalla storia della filosofia e della cultura europee è il modo di non fare i conti con i problemi che ci si aprono davanti dopo il crollo del comunismo, per non vedere quanta parte della tradizione culturale degli ultimi due secoli è implicata in questo crollo e, dopo di esso, non può più essere riproposta. La tendenza dominante è quella di retrocedere da Marx a ... Marx, presentato certo in altro modo e sotto mentite spoglie. 

Del marxismo si vuole abbandonare il momento rivoluzionario, mentre si vuole mantenere il materialismo, il primato del momento economico, la radicale subordinazione di tutte le sfere della vita alla struttura economica e, soprattutto, la dottrina delle ideologie. 

La dottrina marxiana delle ideologie afferma che tutte le posizioni di pensiero vanno valutate non in base alla loro pretesa di verità, che in ogni caso è irrilevante visto che la verità in sé non esiste, ma solo in quanto razionalizzazioni ("derivazioni" direbbe V.Pareto) di precisi interessi di classe o di gruppo. 

I marxisti cercavano di salvare, attraverso un complesso insieme di costruzioni concettuali, il marxismo stesso dalla presa di questa dottrina delle ideologie. Dopo il crollo del marxismo la dottrina delle ideologie marxista viene invece ad essere applicata in una versione più generale che include il marxismo stesso. 

E' questa versione allargata della dottrina marxista delle ideologie la vera filosofia dominante oggi in Europa, che si traveste usando per lo più un linguaggio popperiano o mutuando il gergo della antropologia culturale. 

Caduta l'idea di rivoluzione (e, correlativamente, caduta l'idea di verità, sia pure nella versione deformata che permaneva nel marxismo rivoluzionario) il marxismo riformato diventa lo strumento più formidabile per la difesa dello status quo, per la difesa del potere. 

Una simile ideologia soddisfa completamente le esigenze dell'antimarxismo occidentale, cioè di quell'antimarxismo che, del marxismo, temeva soprattutto il potenziale rivoluzionario. 

Diverso però è il carattere della critica del marxismo pensata negli anni 80 nei paesi sottoposti al dominio del comunismo; diverso, soprattutto, è il carattere della opposizione culturale, sociale e politica in Cecoslovacchia e in Polonia. Qui non si ha paura di una possibile rivoluzione marxista. Qui si protesta contro il marxismo al potere e contro il sistema della ingiustizia sistematica e della menzogna legalizzata che esso ha instaurato e difende.   

La critica etica del comunismo include più in generale quella di ogni potere oppressivo, di ogni ideologia al posto di comando. Bisogna qui essere attenti a non farsi ingannare da un uso disinvolto delle parole. Il nuovo occidentalismo o marxismo senza rivoluzione si presenta a parole come assolutamente antiideologico. contrario, la dottrina (marxista) delle ideologie che esso propugna è essenzialmente una critica delle ideologie. Da questa critica viene però eccettuata una ideologia, in modo surrettizio. 

Si tratta di quella ideologia che è già incarnata nelle cose stesse, che è già oggettivata nel presente ordine del mondo. Questa ideologia non si presenta come ideologia ma come realtàDalla critica di tutti i valori si salvano solo i valori vitali più elementari, per di più nelle forme corrotte in cui li incontriamo in una società in decadenza: l'usura, la lussuria ed il potere.

E' lecito allora porsi la domanda se alcuni intellettuali dell'Europa centrale ed orientale, come per esempio Palous,  , Tischner, e Havel nel suo libro Il potere dei senza poterenon abbiano visto meglio e più a fondo il significato della crisi del marxismo che non i loro colleghi dell'occidente, e se essi, avendo vissuto più profondamente il comunismo, non abbiano anche più lucidamente  afferrato le esigenze filosofiche, teologiche ed etiche che pone il suo effettivo superamento. 



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