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La caduta del Muro di Berlino/ E Google, a 25 anni dall'89: verità e libertà

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CADUTA DEL MURO DI BERLINO: GOOGLE GLI DEDICA IL DOODLE SPECIALE. Questo contributo potrebbe suscitare immediatamente, almeno in alcuni, una domanda del tipo: perché soffermarsi ancora sul marxismo e sul comunismo dopo il suo definitivo fallimento avutosi con i fatti del 1989? Non è forse, vero che interi popoli per lo più in modo pacifico, hanno conquistato la libertà e il diritto dopo decenni di oppressione e schiavitù? Non è vero inoltre, che in quella parte dell'Europa oggi non esiste quasi più nessun uomo che si dica marxista-leninista? Non è questa la dimostrazione che bisogna voltare pagina, che si è chiusa un'epoca e che se ne è aperta un'altra? Non si vuole, qui, di certo contestare la legittimità e la sensatezza di tali domande che potremmo, in un certo senso, sintetizzare con una frase che in una notte del novembre 1989 qualcuno scrisse sul muro di Berlino: "proletari di tutto il mondo, perdonateci!". 

Come non vedere in questi fatti e nella vita dei loro protagonisti la fine tanto agognata, di un incubo e il desiderio impaziente di scrollarsi di dosso al più presto le macerie putrefatte dell'ideologia ormai clamorosamente fallita?

Essendo però a tema di questo contributo il XXV anniversario degli eventi del 1989, dovremo fare lo sforzo di un piccolo approfondimento. Il 1989 chiude una fase della storia europea dominata dall'ombra di Yalta. Il nome di questa simpatica cittadina sulle rive del Mar Nero è venuto a simbolizzare la spartizione dell'Europa come esito del ciclo delle due guerre mondiali, considerate come due  tappe di un'unica grande guerra civile europea.

 La divisione dell'Europa aveva un significato strategico e geopolitico ma anche un significato filosofico strettamente intrecciato con il primo. I vincoli culturali e spirituali che rendono uno il continente europeo venivano violentemente spezzati con un atto di forza. E cosa voleva dire questo se non che la forza domina la storia e che morale, filosofia, religione e cultura sono in realtà solo sovrastrutture, e per di più non essenziali, che cedono all'eloquenza degli atti di forza? La divisione dell'Europa sembrava confermare la verità del marxismo come filosofia che insegna che l'uomo appartiene alla terra, e soltanto ad essa. 

D'altro canto la divisione politica del continente era il risultato di una scissione che nasceva dall'interno stesso della cultura. Bisogna avere il coraggio di dire che, in un certo senso, Yalta non è stata solo un errore contro la cultura dell'Europa, ma un errore della cultura dell'Europa. E' stato l'autoannientamento spirituale dell'Europa per mezzo di una cultura che rinuncia a comprendere e sperimentare la trascendenza dell'uomo, ed anzi si costituisce a partire dalla negazione di tale trascendenza. Ne è conseguito il pieno dispiegamento della volontà di potenza e del nichilismo, che ha condotto poi alle guerre mondiali e quindi a Yalta.

E’ necessario quindi forse ribaltare quel giudizio di Heidegger (analogo ad uno di Croce), per il quale ciò che contrassegna la nostra epoca e la consegna al nichilismo è l'espansione della tecnica che elimina dall'atteggiamento pratico e dall'esperienza vitale degli uomini la preoccupazione per la verità ed il bene

 Bisognerà dire al contrario che non è la filosofia ad essere distrutta dalla tecnica ma piuttosto la tecnica ad acquisire un significato ed un valore filosofico impropri a causa del tradimento e del suicidio della filosofia e della cultura. Questo suicidio della cultura coincide con l'ateismo. La trascendenza non è più trascendenza verso l’alto ma superamento dell’individuo nell’“essere di specie” (Gattungswesen secondo la classica definizione di Feuerbach). Questo essere di specie viene poi concepito da Marx come classe, sulla base della ideologia economica e, invece da Hitler come popolo (Volk) sulla base di una ideologia biologistica. Solo attraverso l’annientamento dell’individuo nel popolo diventa possibile, nei totalitarismi, quella totale mobilitazione delle energie che può condurre alla vittoria nella guerra totale intesa come guerra di popoli.



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