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La caduta del Muro di Berlino/ E Google, a 25 anni dall'89: verità e libertà

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Si pone il problema se essi, a partire dal punto di osservazione privilegiato offerto loro dalla sofferenza delle loro nazioni, non abbiano imparato meglio e più a fondo la lezione della crisi del comunismo che implica in sé quella del materialismo occidentale e ne esige il superamento teorico e pratico

In altre parole: l'oggetto primo della critica degli intellettuali indipendenti della cultura libera è stata proprio la dottrina delle ideologie e la esclusione della idea di verità.

Se questo è il nocciolo essenziale del sistema che deve essere superato, allora bisogna tornare prima di tutto a Socrate. 

Nel libretto Il potere dei senza potere il verduraio di Havel aveva deciso di esporre un cartello di propaganda del regime. Lì il regime non pretende nemmeno che la vittima faccia finta di credere alla verità di quello che le è imposto di affermare. Il fine ultimo della oppressione totalitaria non è convincere della verità della propria ideologia ma piuttosto umiliare nelle coscienze l'idea di verità. Si vuole produrre il convincimento che non esiste nessuna verità per cui valga la pena di soffrire, per cui valga la pena di rischiare, per cui valga la pena di sfidare il potere. In un mondo senza verità il potere perde certo la legittimazione che gli deriva dalla pretesa di essere nel vero, ma non ne ha più bisogno. Infatti se non c'è più nessuna verità non esiste neppure nessun principio universale che giustifichi la critica dell'oppresso. Il rapporto fra oppresso ed oppressore cessa di essere un rapporto di discussione intorno alla verità, diventa un semplice rapporto di forza. La verità dell'oppresso vale tanto quanto quella dell'oppressore, è egualmente soggettiva e quindi irrilevante. E l'oppressore ha il monopolio della forza. L'atto con cui il verduraio decide di rinnegare la verità è anche l'atto con cui si consegna all'oppressore, perde il diritto di contestarlo, rinuncia all'ideale della vita nella verità.  

Il verduraio di Havel in effetti espone il cartello, di cui non condivide il contenuto.

Esiste però, nell’esperienza polacca, un aneddoto uguale e contrario a quello di Havel. Ed è quello di Styczen che anche lui teso alla ricerca del Socrate del proprio tempo, propone una esperienza morale che ha un significato esemplare per un popolo e per una generazione.

 Allora Socrate può diventare Kowalsky, un uomo qualunque che la storia pone davanti alla responsabilità di una difficile decisione morale. Kowalsky è recluso in una prigione. E' recluso in una prigione perché ha vissuto l'esperienza di un incontro autentico con altri uomini ed in quell'incontro ha sperimentato una misura diversa e più vera del suo essere uomo. 

Kowalsky è in prigione perché è stato un militante di Solidarnosc.  

Per liberarlo gli viene chiesto di rinnegare quell'esperienza, di sottoscrivere un documento di abiura.Che fare? E' lecito contraddire la propria coscienza? E' dentro l'esperienza della scelta di Kowalsky che Styczen ritrova Socrate. C'è bisogno che qualcuno parli a Kowalsky di Socrate. Ce n'è bisogno perché la tentazione di cedere, per chi ha moglie e figli ed è ricattato ogni giorno sui più minuti bisogni della vita è grande.

 Il Kowalsky di Styczen ricorda molto da vicino il verduraio del Il potere dei senza potere di Havel.

Il verduraio di Havel in effetti espone il cartello, di cui non condivide il contenuto. 

Il Kowalsky di Styczen invece rimane nella prigione ed in tal modo conquista la sua dignità e libertà interiore. Conquista, in un certo senso, anche quello che già prima aveva vissuto, perché adesso, pagandone il prezzo, ne comprende il significato. Styczen può parlare così di Kowalsky perchè migliaia di Kowalsky in Polonia, in effetti, hanno resistito al ricatto del potere. 

La difesa della vita nella verità si impone in modo vincolante, d'altro canto, a partire dal principio etico primo della critica al totalitarismo: il primato della verità sul potere ovvero il potere dei senza potere. Qui la questione filosofica fondamentale si pone nel modo più puro, perché qui l'impotenza è assoluta. 



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