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LETTURE/ Ken Follett contro Tolkien, cosa non si fa per un pizzico di "eternità"

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Lo scrittore britannico Ken Follett (Infophoto)  Lo scrittore britannico Ken Follett (Infophoto)

La prima questione riguarda i tratti della concezione narrativa di Tolkien che, secondo Follett, meriterebbero l'aggettivo whimsicalWhimsical rispetto a quali criteri, spesso "politicamente corretti"? Rispetto al giudizio formulato dalla giuria del Nobel per la Letteratura 1961 (dopo la nomination di C.S. Lewis), per la quale la sua scrittura romanzesca "non era all'altezza delle narrazioni della più elevata qualità"? Rispetto all'opinione dello scrittore inglese Andrew Norman Wilson (1950-), che, in un articolo pubblicato su The Telegraph del 2001, cioè prima del suo ritorno alla fede anglicana (2009), definiva Tolkien più uno scrupoloso artigiano che uno scrittore? In realtà, l'unico modo per concordare con Follett sarebbe attribuire all'aggettivo whimsical il significato di "caratterizzato da deviazione rispetto all'ordinario, quasi a causa di puro capriccio" (Oxford English Dictionary), a patto che l'ordinarietà in questione sia quella della letterarietà modernista e/o postmodernista che "l'antimoderno" Tolkien sfidò per tutta la vita con la sua originale rielaborazione di una tradizione a 360°. 

Sarà poi vero che, come afferma Follett nell'intervista al New York Times, nel modello del mondo di Tolkien "non ci sono regole e qualunque cosa può accadere"? Ad una lettura attenta delle sue opere pare di proprio di no. Al contrario, il suo mondo è prodotto dall'interazione (quasi sempre dialettica e spesso conflittuale) di molti mondi complementari, ciascuno dei quali è organizzato internamente in ambiti d'esperienza che ne consentono la comparazione e che offrono al lettore numerosi rimandi simbolici e culturali alla sua personale declinazione dell'umana realtà. Se queste poche note lo consentissero, ad esempio, non sarebbe inutile dar conto di un'embrionale ricognizione delle culture economiche riscontrabili nella narrazione di Middle-Earth che Martina Malacrida ha condotto in un elaborato di laurea triennale sotto la guida di chi scrive (presso l'Università Cattolica di Milano) e che ha consentito di delinearne le principali componenti socio-economiche sia sul piano dei singoli personaggi, sia su quello delle loro rispettive comunità.

Infine, per quale ragione Follett dichiara di "odiare gli elfi"? Vorremmo escludere le più becere opzioni del "politicamente corretto" (quelle, ad esempio, sul morfotipo ariano degli elfi!) che non tengono nel dovuto conto né che i veri eroi tolkieniani sono i piccoli hobbit, né che i popoli umani di Rohan e Gondor sono soltanto una delle meno dotate tra le numerose specie viventi che popolano Middle-Earth

Suggeriamo, invece, a Follett di dare solidità critica ai suoi improvvisati giudizi su Tolkien leggendone per intero almeno un fondamentale saggio: On Fairy-Stories (Sulle storie del mondo fatato di Fairy/Faërie), rivisto e pubblicato nel 1947 dopo essere stato proposto in una conferenza del 1939. 



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