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CULTURA & FEDE/ Dal Concilio di Trento a Hegel, chi non è barocco?

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Caravaggio, Il sacrificio di Isacco (1598) (Immagine dal web)  Caravaggio, Il sacrificio di Isacco (1598) (Immagine dal web)

Come pure fa parte del genio barocco anche una segreta, inaspettata continuità tra il lessico "ontologico" della scolastica e quello dei sistemi dei filosofi "moderni" (da Cartesio a Spinoza, da Leibniz a Locke, fino a Kant e Hegel): una continuità che non annulla l'inevitabile rottura tra le due sponde, ma anzi fa capire di più la natura della loro discontinuità. 

Infine non si può non accennare al fatto che il pensiero barocco segna il rapporto tra il Vecchio e il Nuovo Mondo d'oltreoceano con la diffusione del pensiero scolastico (attraverso le istituzioni ecclesiastiche e in particolare i "Collegi" dei gesuiti e degli altri ordini religiosi) nelle terre americane, al punto che si può parlare di una vera e propria "Scolastica coloniale" in Argentina, Brasile, Cile o Perù, che ha tentato significativi sviluppi nell'àmbito dell'antropologia, della logica e del diritto.

Il convegno internazionale che comincia oggi all'Università di Bari cercherà di sondare queste prospettive e rispondere alla domanda se vi sia in effetti un "pensiero barocco". Ma se ci sarà, dovrà essere pensato più come un crocevia che come una delimitazione: un orizzonte aperto che vive delle sue stesse irrisolte tensioni.

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