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CULTURA & FEDE/ Dal Concilio di Trento a Hegel, chi non è barocco?

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Caravaggio, Il sacrificio di Isacco (1598) (Immagine dal web)  Caravaggio, Il sacrificio di Isacco (1598) (Immagine dal web)

Ogni etichetta storica è un tentativo, più o meno riuscito, di strappare il segreto e l'essenza di un'epoca, e di raccontarlo per così dire in una sola parola. Si tratta di periodizzazioni sempre un po' problematiche o arbitrarie, perché enfatizzano alcuni fattori e ne tralasciano altri, che magari renderebbero il quadro più complesso, e anche più interessante. Ma sono anche tentativi di guardare e valutare il tempo del mondo nella sua specifica qualità: il tempo "storico" infatti non può essere semplicemente misurato, ma va pensato e interpretato come il luogo e il veicolo del senso. 

Tra le etichette più affascinanti, e polimorfe, per comprendere la cultura di un'epoca vi è senza dubbio quella di "Barocco". Si tratta di una denominazione usata soprattutto per la storia dell'arte, della musica, della letteratura — nel contesto politico e religioso tra il XVII e il XVIII secolo — come un vero e proprio "stile", flesso e riflesso nelle "pieghe" di teorie e di pratiche che rappresentano i fasti di una visione gloriosa, e al tempo stesso umbratile, della ragione umana e della fede divina, del posto dell'uomo al centro dell'universo e della sua dispersione nella potenza della natura. 

Ma che tipo di pensiero è il pensiero dell'età barocca? È possibile individuarne dei tratti caratteristici, al di là del riferimento ad un contesto politico-religioso istituzionale o dell'analogia con le arti? Più precisamente: esiste una filosofia barocca? L'ipotesi che si potrebbe avanzare è che la sua specificità — se mai ci sia — è quella di essere un "campo di forze" in cui entrano in tensione reciproca, e perciò stesso si tengono tra loro, fenomeni e tendenze spesso concorrenti, se non conflittuali: la filosofia scolastica insieme con la filosofia moderna, la teologia cattolica insieme con la teologia riformata, il pensiero europeo continentale insieme con la scolastica coloniale.      

Attraversando questo campo di forze convergenti e insieme divergenti nel concetto di "barocco" troviamo per esempio una riformulazione sistematica del rapporto tra teologia e filosofia, a partire dai nuovi compiti segnati dal Concilio di Trento (concluso nel 1563) e che vede come protagonisti soprattutto dei giovani gesuiti iberici che tentano di sanare la frattura tra ragione e rivelazione o tra natura e sopranatura avvenuta con la Riforma protestante. E che poi paradossalmente diventeranno punto di riferimento per lo stesso mondo accademico protestante.

 Ma il rapporto tra scienza metafisica e teologia si allargherà ad un più vasto spirito di "sistema", a quelle "Enciclopedie" del sapere edificate su basi logiche (Lullo, Ramo, Alsted) in cui troveranno spazio nuove discipline come la psicologia, l'antropologia e la stessa "ontologia" (termine che appare solo nel 1606). 



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