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LETTURE/ Lo stupore del Natale da Lorenzo Lotto a Thomas Mann

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Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori (1534) (Immagine dal web)  Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori (1534) (Immagine dal web)

Dall'Introduzione di Giovanni Santambrogio

E' il Natale con la sua forza evocativa a spezzare la distrazione. Davanti agli occhi prendono forma un bambino, una madre un padre che riflettono tutta l'umanità. In quel quadro si delinea un archetipo. Proviamo a sederci accanto al presepe. Il silenzio farà salire un pensiero dietro l'altro fino a farci trovare immersi in una folla di voci, di volti, di immagini.

E' l'archetipo che si ridesta e quando tutti i lacci saranno stati sciolti entrerà in scena la meraviglia di quello stato di grazia e di tenerezza che regala la comunione materna. L'eco dell'origine riparla del grembo materno, il luogo della calda indescrivibile accoglienza. Il presepe, mentre restituisce un'esperienza umana remota e intensissima che altrimenti cadrebbe nell'oblio, spalanca alle profondità dell'amore di Dio. Il ricordo della nostra nascita si salda con l'imperscrutabile libertà di Dio. 

Conviene ascoltare l'eco della chiamata sulla strada delle prime orme. Chi lo fa avvia un lavoro di scavo che con delicatezza, come in una missione archeologica, rimuove la terra depositatasi in noi strato dopo strato, giorno dopo giorno. L'origine diventa la città sepolta da restituire allo splendore della luce, un tesoro e una civiltà di cui tornare in possesso perché gli edifici racchiudono la memoria, le strade i percorsi dell'esperienza. La riconciliazione con la parte più lontana, e forse sconosciuta di sé, stabilisce un dialogo nell'intimità.

Un bambino, una madre e un padre. Una famiglia ci è stata affidata come guida nella risalita alla nostra singolare origine. Una volta giunti scopriamo di non essere soli: troviamo un uomo e una donna colti insieme. Esprimono un'affettività. Un "momento di sperdutezza", dice Giovanni Testori ne Il senso della nascita, conversazione con don Luigi Giussani. "Se vai indietro nel dolore della nascita incontri un atto d'amore: perché mio padre e mia madre si sono amati in Dio; in Cristo si sono amati. Bisogna dirlo. Credo che non bisogna aver paura di dirlo: perché sono cose che se si pronunciano nella speranza diventano di per sé sacre. Ecco: c'è un momento di sperdutezza in un uomo e in una donna che si amano; di sperdutezza e di liberazione. Chissà quanto dolore e fatica c'erano dietro e dentro di loro prima di quel momento. Non so se è giusto; io provo a dirlo. Una giornata di lavoro. Mio padre lavorava; mia madre aveva già altri figli; e poi là, nel letto, dove sono nato che è lo stesso letto dove sono morti loro, dove si sono amati, dove hanno unito questa loro fatica e questo loro affetto, questo loro amore, e sono diventati secondo quel che è detto anche nei libri santi "un corpo solo e un'anima sola" ed hanno probabilmente liberato la loro fatica nel loro amore, il loro dolore nella loro gioia, perché gioia è, si può dire, anzi credo che si debba dire, che questa è gioia; grande gioia e sperdutezza; cioè gioia che va oltre quella che si sa, quella che si comprende, quella che si conosce".



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