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Cultura

LETTURE/ Lo stupore del Natale da Lorenzo Lotto a Thomas Mann

"Lo stupore del Natale" è in ogni pagina dell'ultimo libro di GIOVANNI SANTAMBROGIO, che offre la possibilità di addentrarsi nel mistero artistico della Nascita. ANTONIO QUAGLIO

Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori (1534) (Immagine dal web)Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori (1534) (Immagine dal web)

"Lo stupore del Natale" è in ogni pagina dell'ultimo libro di Giovanni Santambrogio (di cui pubblichiamo uno stralcio dell'introduzione). Lo è nelle tavole (da Lotto a Tintoretto, da Beato Angelico a Caravaggio a Durer) in cui il genio pittorico nasce e rinasce — sorprendentemente ma immancabilmente — di fronte all'Annunciazione, al Presepio, all'Epifania: da un secolo all'altro, da un luogo all'altro, da uno stile all'altro. Ma non è meno stupefacente — per il lettore — addentrarsi pagina dopo pagina nel mistero artistico del Natale seguendo un amante esperto di dipinti sacri, uno sperimentato giornalista culturale, un uomo di fede.

Lo stesso libro è letteralmente rinato dopo una prima edizione di alcuni anni fa e l'esito è l'esatto contrario di una semplice "ristampa accresciuta": e non soltanto per la prefazione — a suo modo sorprendente — del filosofo Umberto Galimberti. Il quale cita Pablo Neruda ("E' per rinascere che siamo nati") e Thomas Mann ("La bellezza — a differenza della teoria — trafigge") per affermare il Natale come "sorgente di senso" profonda e costante di ogni esistenza, dell'Esistente.

Il punto di fuga dell'intera storia cristiana non è mai scontato, mai scolastico. Nessuno rinuncia a raccontare, a rivivere "il suo Natale". Lotto — ci segnala Santambrogio — dipinge con assoluta naturalezza un vero "letto sponsale" nella sua Annunciazione: il cui centro simbolico è un gatto di casa, scosso anche lui dalla sua smaliziata pigrizia. Von Balthasar scrive che il Natale è una "festa del futuro, una scena che non ha bisogno di commenti": difficile che non conoscesse l'Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti, fiammingo trapiantato a Roma. Tutti sorridono al volto illuminato dal Bambin Gesù, "quasi un fuoco acceso sulla nuda terra o un sole che sorge": eppure —  annota Santambrogio — il quadro è controcorrente rispetto a una pittura del tempo che imponeva la corrispondenza dell'arte con il vero della natura. "La scena potrà sembrare ingenua e irrealistica. ma il significato non dà luogo a equivoci: Cristo è la luce del mondo". 

Il presepe di Caravaggio è invece apparentemente assorto, ma intenso in tutti i silenzi: quello tenero della Vergine, quello pensoso di Giuseppe, quasi "bronzeo" quello dei pastori. Questi sono perfetti interpreti di una tensione esistenziale che il dipinto folgora come condizione umana assoluta: chi vive il ritmo della Storia arriva a distinguere i segni di novità. L'esistenza rivendica un significato pieno, ma spesso "il Fatto sta davanti a noi e non lo vediamo". Chi resta fermo rischia di perdere l'unica cosa di cui c'è bisogno: e certamente ne ha consapevolezza la folla che si agita nella gigantesca Natività veneziana dipinta da Tintoretto alla Scuola Grande di San Rocco. Una scena in cui tutto è in movimento, tutto è vivo e proteso "come se il Natale stesse già preparando la Pasqua".

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Giovanni Santambrogio, "Lo stupore del Natale", Ancora, 2014; pp. 168.