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LETTURE/ Lo "spaesamento" di Jhumpa Lahiri, com'è difficile (ri)trovare se stessi

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E così, approfittando di un momento di solitudine con l'uomo, gli rivela che Bobby, il suo secondogenito, non è figlio del marito. Al disorientamento e al disgusto ben celato dell'uomo, Mina risponde guidata dal suo cieco egoismo: "Otto anni, Mr. Kapasi, ho sofferto per otto anni. Speravo che lei mi aiutasse a stare meglio dicendo la cosa giusta, suggerendo un qualche rimedio".

In un solo attimo Mina distrugge la sua immagine agli occhi dell'uomo e il di lui fugace momento di riscatto: attraverso di lei si era visto migliore, almeno per un momento; dopo, si sente svuotato della sua caduca stima, inutile recipiente di una triviale confessione.

Mina e Kapasi sono portatori di un significato narrativo che non solo li classifica all'interno della narrazione (l'autista, la moglie) ma li rende simbolici di uno status quo che prende forma sotto gli occhi del lettore man mano che il racconto procede. Da una parte Mr. Kapasi, nato, cresciuto e rimasto (suo malgrado) nella tradizione che, in un certo senso, non lo ha favorito; dall'altra Mina, la "finta" indiana figlia di una cultura diversa, che pur capendo il valore di un lavoro insolito, ipotizza delle aspettative irrealistiche per lavarsi la coscienza.

Nella raccolta di racconti Unaccustomed Earth (2008), balzato al primo posto nella classifica dei best seller del New York Times appena dopo la pubblicazione, Lahiri è ben riuscita a descrivere le diverse esperienze dei figli degli emigrati, di seconda e terza generazione, che si dipanano tra la nuova libertà e l'incertezza del nuovo, collegate da un comune spaesamento in cui gioie e dolori sono vissuti con ambivalenza.

Il divario di cui Lahiri parla, soprattutto nelle storie di emigrati, non si palesa solo nelle ovvie differenze di usi e costumi ma nella prospettiva e nelle aspettative dei diversi protagonisti, con risultati talvolta laceranti. L'attaccamento talora spasmodico a certe tradizioni rassicura gli emigrati sulla propria identità, garanzia di cui i loro figli non sempre hanno bisogno poiché si cibano anche delle tradizioni acquisite, che mitigano il senso di disadattamento.

La difficoltà di adattarsi al "nuovo" mondo Lahiri lo ha vissuto sulla propria pelle a iniziare dal suo nome, che sarebbe Nilanjana Sudeshna se non fosse stato per le difficoltà degli americani a pronunciarlo. O dall'abitudine di sua madre a pettinarla e vestirla testardamente all'indiana, quella madre che tuttora vive nel Rhode Island come se fosse a Calcutta. O dalla lotta familiare sull'uso della lingua americana, quando in casa si doveva parlare solo bengalese.

La capacità di Lahiri nella sua opera di disvelamento sta nel far vivere al lettore situazioni emotive diverse pur scrivendo di temi ricorrenti, posando lo sguardo nelle pieghe di certe anime sospese in un limbo esistenziale irrisolvibile.



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