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PAPA/ Francesco, Caino e il padre che non amiamo

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Il problema è allora ben più grave della semplice indifferenza e l'elenco delle piaghe, presentate qui con crudo realismo, non fa che far emergere il vero ostacolo a qualsiasi impegno di fratellanza, di carità e di giustizia: quello costituito da un disincanto morale, da una valutazione rassegnata della realtà, da una pervicace e diffusa convinzione di non poter far nulla, di essere dinanzi ad un male di un'estensione tale da non poter fare altro che barricarsi nei propri condomini e cambiare canale. L'idea che bisogna accettare il male, la corruzione, la competizione di tutti contro tutti, la perdita dei deboli per strada, la continua sconfitta di ogni decenza e di ogni innocenza, così come si accettano la nebbia a novembre o la neve a febbraio, impera effettivamente come luogo comune. In un mondo dove si è costantemente informati e "connessi" lo spettacolo del male e del dolore si può ignorare solo alla luce di un disincantato realismo: vero e proprio maestro diabolico post-moderno che ci libera la coscienza.

Proprio per questo l'elenco brutale e inclemente di Papa Francesco, la sua relazione impietosa sul male chiamato per nome, precisato nelle forme, indicato nei responsabili è straordinariamente efficace. Occorre una robusta dose di cinico disincanto per leggere tutto lo sconcertante rapporto del Santo Padre e restare confermati nel proprio giudizio di una giustizia impossibile da conseguire e di una carità irrealizzabile se non ai margini, nelle forme del semplice volontariato che raccolga i feriti e curi le piaghe, ma che non possa minimamente impedire la guerra, cioè le aggressioni, le soperchierie, le nefandezze e le scelleratezze di una trivialità quotidiana che distrugge ogni innocenza e infanga il volto buono del Figlio di Dio.

Ovviamente l'informazione e la sensibilizzazione non bastano. Occorre un rispetto radicale dell'altro che nasce nel riconoscimento della paternità comune: si comincia col riconoscersi figli dello stesso padre ed è questa la condizione essenziale per quella "globalizzazione della fraternità" che deve essere più forte della "globalizzazione dell'indifferenza" che così bene ci caratterizza. Una fraternità che deve invadere lo stesso territorio nel quale regna la noncuranza: nell'universo quotidiano ordinario, là dove il male sembra sempre trovarci soli, senza mai nessuno accanto. Comincia da qui, da questo recupero dei "piccoli gesti quotidiani" l'edificazione di quell'universo di carità e di giustizia diffusa che costituisce l'unico vero deterrente per qualsiasi conflitto.

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COMMENTI
22/12/2014 - Il male (luisella martin)

Un articolo molto bello che mi ha fatto pensare che l'indifferenza al male che ci attornia, al male negli altri, viene dal non riconoscere le intenzioni malvagie che facciamo nostre quotidianamente e che riteniamo doverosa difesa al male altrui. Il Papa ci fa capire la differenza tra giudicare peccatori noi stessi e giudicare peccatori gli altri: credo che si tratti di essere cristiani oppure di essere come colui che accusa giorno e notte i fratelli. La differenza non si vede esternamente, ma è nascosta nel cuore di ogni uomo: Dio la vede e per quanto cerchiamo di nascondere noi a noi stessi, la verità su di noi brillerà nell'ultimo giorno. Il Papa ce lo ricorda.