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DIECI COMANDAMENTI/ Se Benigni si dimentica lo zolfo e la Croce

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Roberto Benigni durante il suo spettacolo su "I Dieci Comandamenti" (Infophoto)  Roberto Benigni durante il suo spettacolo su "I Dieci Comandamenti" (Infophoto)

Ed ecco svilupparsi il fenomeno dei predicatori televisivi: che non sono dei comici, certo (la loro fede è sincera), e che pronunziano omelie; ma, come gli "stand-up comedians", le rendono divertenti e irriverenti quel tanto che basta e con una buona dose di demagogia che, come appunto i comici insegnano, non guasta mai (comprese le occasionali allusioni anti-cattoliche, che non dispiacciono al loro pubblico, appartenente all'una o all'altra corrente protestante). Insomma, l'omelia come forma di intrattenimento. Questa peculiarità non dovrebbe stupire noi italiani, che veniamo continuamente esortati alla storia: dopotutto il sermone più o meno istrionico è noto sin dal medioevo; solo nei due ultimi secoli esso si è ordinato (e, diciamolo pure, un po' ingessato) in forme puntigliosamente edificanti e buonistiche.

Ora, il colpo di genio di Benigni (o dei suoi sceneggiatori) è consistito nello scavalcare questi confini, da un lato "laicizzando" l'omelia televisiva, e dall'altro lato "sacralizzando" il monologo comico. Con, in più, un elemento di particolare impegno intellettuale e spirituale, e cioè una tensione propriamente teologica (e lasciamo  ai noiosi la cura di spulciare quei brillanti monologhi, alla ricerca di "errori di teologia").

Resta almeno un punto su cui forse non sarebbe inutile riflettere per un momento (ma che va riservato a occasioni future): il mondo dei predicatori televisivi è sempre focalizzato, qualunque sia il punto di partenza, sul Nuovo Testamento; mentre il brillante discorso ibrido di Benigni è stato quasi puntigliosamente veterotestamentario. E non vale glissare sulla differenza notando che dopotutto i Dieci Comandamenti appartengono all'Antico Testamento — non vale, come ha dimostrato lo stesso Benigni, poiché egli non ha mai perso l'occasione di connettere (di solito, in modo critico) quei comandamenti alla loro tradizione ed esegesi cattoliche.

Punto di domanda: forse lo "scandalo" della Croce è, appunto, così irrimediabilmente scandaloso da rendere impossibile un suo trattamento all'interno di un genere di comicità mass-mediatica? Ma questa è un'altra storia.



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COMMENTI
22/12/2014 - Benigni (luisella martin)

Sono indignata per questo articolo. Benigni è un uomo credente che di professione fa l'attore, il regista e anche il comico. Può piacere o non piacere, del resto non è obbligatorio seguire la rete televisiva dove si esibisce. Mi aspetto le scuse del giornalista autore di questo articolo fumoso e vagamente accusatorio.

 
20/12/2014 - Bello spettacolo: cogliamo il buono (danilo andreani)

Anche Dio, dopo aver dato i 10 comandamenti ci ha messo un bel po' a mandare suo figlio. Che in TV si sia parlato di Lui, del suo rapportarsi con il "suo" uomo, in un modo non pretesto ne dà predica è stata una bella esperienza. Che poi non le abbia dette tutte giuste e abbia taciuto alcune questioni ci sta, ma guardiamo al miracolo di chi sa comunicare con entusiasmo il suo credere in Dio e la sua capacità affabulatoria senza cadere sempre nei distinguo. Proviamoci anche noi, nei luoghi dove viviamo a comunicare con lo stesso entusiasmo ciò che abbiamo incontrato.

 
19/12/2014 - Chiedo venia (claudia mazzola)

Per mia colpa, mia grandissima colpa giudico il beato Benigni un comico che sa fare il suo mestiere, l'attore!

 
19/12/2014 - Ottimo Benigni, un po' smemorato (Michele Tringali)

Simpatico e affabile, raramente affabulatore. Mi ha un po' colpito il "Non uccidere": ottimo, perfetto, strepitoso, meraviglioso sul secolo del totalitarismo e dei campi di concentramento... e non una parola sui nuovi totalitarismi, quello privato (aborto per "motivi psicologici") e quello sociale (procreazione medica assistita, con contorno di embrioni in "campo di congelamento" e di cellule in "campo di brevettamento"). Si vede che la telepredicazione democratica contemporanea condivide il disturbo da amnesie selettive tipico dei regimi dittatoriali. Vabbè applausi, avanti un altro ... Purchè nessuno ci faccia correre il rischio di aprire gli occhi e vedere gli orrori che in futuro saranno chiamati "crimini contro l'umanità".