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DIECI COMANDAMENTI/ Se Benigni si dimentica lo zolfo e la Croce

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Roberto Benigni durante il suo spettacolo su "I Dieci Comandamenti" (Infophoto)  Roberto Benigni durante il suo spettacolo su "I Dieci Comandamenti" (Infophoto)

D'accordo dunque con chi (e sembra sia la maggioranza) considera la doppia performance televisiva di Roberto Benigni su "I Dieci Comandamenti" come un evento di grande originalità e importanza nel genere "comico" in Italia. Ma allora, per valutarlo bene, servirà un minimo di comparazione, e un ragionamento che vada al di là dei confini tecnici (peraltro rispettabilissimi) della critica televisiva e giornalistica. Questo paragone non può che aver luogo rispetto ai media che dominano imperialmente il mondo, nel genere comico così come in ogni altro; cioè, i media statunitensi.

I comici italiani contemporanei (Crozza, eccetera) sono fondamentalmente omogenei al sistema internazionale di quelli che in inglese si chiamano "stand-up comedians" — insomma i comici che lavorano in solitaria, o comunque li si voglia descrivere: senza rete, in "volo di notte", ritti su una gamba sola… Il  che non significa affatto negare l'originalità e "italianità" dei nostri comici; l'omogeneità di cui parlo è quella dello stile "basso" — e anche qui non c'è nessuna intenzione negativa. Si tratta di quello che sembra intrinseco al monologo comico: uno stile radicalmente mondano, terrestre — che si potrebbe  addirittura definire ìnfero o infernale; non nel senso teologico (su quello si dovrà tornare fra un istante), ma in quello appunto dei generi estetici. Il senso insomma per  cui ognuno di questi monologanti respira e ci fa respirare un'aria lievemente sulfurea. La loro genealogia è quella delle Malebolge dantesche; i comici che più affascinano sono tutti, chi più chi meno, un po' diabolici perché i loro antenati sono i diavoletti e diavoloni descritti in quel famoso cerchio: dai diavoli parzialmente comici, dunque, si arriva ai comici alquanto diabolici.

Il cielo sotto il quale questi commedianti si agitano, possiamo dire che sia molto basso — così basso da schiacciarsi completamente sulla terra — o, alternativamente, molto alto: così alto da poter essere tranquillamente ignorato. E va benissimo così: è la normale regola del gioco, quella che incontra il sovrano favore del pubblico. In questo mondo del comico non c'è posto per il trascendente. I comici parlano della lieve follia dei "normali" rapporti  quotidiani, parlano di sesso, politica, denaro — mentre il cielo resta, appunto, o spiaccicato o invisibile; al massimo, si lancia qualche frecciata mangiapretistica (il cui bersaglio è l'unica forma di religione su cui valga licenza di sbeffeggio: il cristianesimo cattolico). Sono frecciate, comunque, innocue e rassicuranti per tutti: i non-credenti si sentono convalidati, e i credenti si rilassano un poco.

Ma una cultura mediatica così articolata e raffinata come quella statunitense non poteva non porsi il problema di creare uno spazio di intrattenimento (nel senso forte del termine) in cui il cielo facesse in qualche modo la sua comparsa. 



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COMMENTI
22/12/2014 - Benigni (luisella martin)

Sono indignata per questo articolo. Benigni è un uomo credente che di professione fa l'attore, il regista e anche il comico. Può piacere o non piacere, del resto non è obbligatorio seguire la rete televisiva dove si esibisce. Mi aspetto le scuse del giornalista autore di questo articolo fumoso e vagamente accusatorio.

 
20/12/2014 - Bello spettacolo: cogliamo il buono (danilo andreani)

Anche Dio, dopo aver dato i 10 comandamenti ci ha messo un bel po' a mandare suo figlio. Che in TV si sia parlato di Lui, del suo rapportarsi con il "suo" uomo, in un modo non pretesto ne dà predica è stata una bella esperienza. Che poi non le abbia dette tutte giuste e abbia taciuto alcune questioni ci sta, ma guardiamo al miracolo di chi sa comunicare con entusiasmo il suo credere in Dio e la sua capacità affabulatoria senza cadere sempre nei distinguo. Proviamoci anche noi, nei luoghi dove viviamo a comunicare con lo stesso entusiasmo ciò che abbiamo incontrato.

 
19/12/2014 - Chiedo venia (claudia mazzola)

Per mia colpa, mia grandissima colpa giudico il beato Benigni un comico che sa fare il suo mestiere, l'attore!

 
19/12/2014 - Ottimo Benigni, un po' smemorato (Michele Tringali)

Simpatico e affabile, raramente affabulatore. Mi ha un po' colpito il "Non uccidere": ottimo, perfetto, strepitoso, meraviglioso sul secolo del totalitarismo e dei campi di concentramento... e non una parola sui nuovi totalitarismi, quello privato (aborto per "motivi psicologici") e quello sociale (procreazione medica assistita, con contorno di embrioni in "campo di congelamento" e di cellule in "campo di brevettamento"). Si vede che la telepredicazione democratica contemporanea condivide il disturbo da amnesie selettive tipico dei regimi dittatoriali. Vabbè applausi, avanti un altro ... Purchè nessuno ci faccia correre il rischio di aprire gli occhi e vedere gli orrori che in futuro saranno chiamati "crimini contro l'umanità".