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PAPA/ Pietro e Andrea, arricchire la fede senza scalfirla

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Poi invece arrivò Teodosio che, come un moderno papà, mise il cristianesimo al riparo dalle intemperie, difendendolo da tutti i profanatori e dichiarandolo religione di Stato. Pochi sanno che il provvedimento decisivo arrivò alla fine del IV secolo quando l'Imperatore impedì ai non cristiani di fare testamento, scatenando curiose (quanto interessate) conversioni di massa. Da allora le distanze con Costantinopoli si sono progressivamente allargate e la Chiesa ha chiesto alla politica di tutelare la verità della fede sacrificandone la libertà, mentre a Oriente — di contro — gli imperatori hanno usato le controversie teologiche in seno al cristianesimo per risolvere i propri problemi interni. 

Furono secoli difficili che videro la fine dei Concili ecumenici del I millennio, l'ultimo dei quali a Nicea nel 787, e l'avanzata delle reciproche diffidenze che esplosero nel 1054 con lo scisma definitivo. Poi si susseguirono diversi tentativi di riunificazione che scandirono il medioevo fino al 1436 quando, ormai definiti i punti di contatto al Concilio di Firenze, l'Oriente iniziò a capitolare sotto la minaccia musulmana che divorò Bisanzio e il suo millenario impero nel giro di diciassette anni. Roma cadde in una profonda crisi interna e molte frange della Chiesa chiesero a gran voce riforme che mai arrivarono. Passò Lutero, Trento e il braccio secolare divenne sempre più incline a difendere la "vera fede" in cambio di un potere scandaloso sulla vita interna delle Chiese d'Occidente, sempre più nazionalizzate e in mano ai re e ai prìncipi dell'epoca. 

Il rigurgito antisistema promosso dall'illuminismo travolse la Chiesa e la modernità, diventata aggressiva e invadente, fu condannata dal Sillabo, un documento nel quale si richiamavano gli Stati a ristabilire sulla terra la Regalità di Cristo mediante la Sua Chiesa, un documento all'epoca irricevibile per qualunque confessione cristiana. Gli eventi tuttavia precipitarono e, dopo la feroce campagna anticlericale che portò alla nascita dell'Italia e alla presa di Roma, la Chiesa si trovò tutta d'un tratto paradossalmente più libera e più desiderosa di rimarginare le antiche ferite che segnavano la Sua unità. Il conclave del 1903 fu l'ultimo a subire il veto di uno Stato: crebbe vertiginosamente il prestigio del Papa e si cominciò a parlare di tolleranza verso le altre confessioni religiose, permettendo alla Chiesa di Roma di diventare un vero e proprio attore politico e sociale sulla scena planetaria. 

E poi ci fu il Vaticano II, i documenti Nostra Aetate e Unitatis Redintegratio, la fame di ricostruire la casa comune dei cristiani. Si sviluppò un numero incredibile di iniziative e caddero gli steccati: Paolo VI e Atenagora, Giovanni Paolo II e le audaci riflessioni sull'esercizio del primato petrino contenute nell'Ut unum sint del 1995, Benedetto XVI e il motu proprio Summorum Pontificum dove fece intendere che nell'unica Chiesa potessero coesistere una pluralità di riti destinata ad arricchire la comunione senza scalfirla.  



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COMMENTI
02/12/2014 - Dalla Germania di Lutero (Roberto Graziotto)

Sono molto grato di queste linee di ecumenismo ecclesiale tracciate da don Federico Picchetto. Mi trovo ad agire ormai da dodici anni nella terra che ha visto fare i primi passi alla riforma evangelica luterana (che non è "protestante" nel suo nocciolo più autentico, ma per l’appunto "evangelica"). Ho cominciato nel mio piccolo a comprendere che alcuni pastori evangelici o cristiani battisti e metodisti sono miei "fratelli nel Signore". Alle volte come insegnante di religione laico mi trovo a prendere decisione forse audaci, ma che mai mettono in questione il fatto che io sono figlio - non padre - di questa chiesa romana, che qui da noi ha una percentuale del due percento, ma che è la mia "santa madre gerarchica" (Ignazio di Loyola). Attraverso l’articolo di don Picchetto sul papa capisco che il mio "istinto" ecumenico, ha una storia - la storia della libertà della Chiesa voluta da Cristo, libera da ogni potere mondano, in forza del "date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio".