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PAPA/ Pietro e Andrea, arricchire la fede senza scalfirla

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Insomma: la libertà è tornata, negli ultimi decenni, ad essere la più grande aspirazione della Chiesa di Roma che continua a chiederla per sé e per tutti. Per questo le parole di Francesco a Istanbul non sono storiche o sensazionali, ma sono dentro ad una storia che sta sbocciando e che, di luce in luce, ci porta a dire che la Chiesa cattolica "non intende imporre (alla Chiesa ortodossa) alcuna esigenza se non quella della professione della fede comune" rendendosi disponibile a valutare le forme canoniche necessarie al pieno esercizio dei diversi ministeri in seno al cristianesimo. 

Parole forti, inequivocabili. Eppure ricche di storia, di gesti eloquenti, di decisioni coraggiose. Il Papa non è una comparsa ingenua in mezzo ai soloni dei nostri tempi, il Papa si mostra — giorno dopo giorno — un uomo che vive dentro una fede, dentro ad una storia. Pronto a guardare al presente con quello stesso stupore e quella stessa consapevolezza che attraversarono gli occhi dell'Apostolo Andrea la sera che tornò a casa da sua moglie pieno di stupore e commosso per la sua povera vita. La sera che aveva incontrato il Messia e che lo avrebbe portato a custodire col cuore la millenaria Chiesa di Costantinopoli. Quella stessa Chiesa che sabato scorso ha avuto il coraggio di ricevere Pietro e di ricominciare a chiamarlo fratello.



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COMMENTI
02/12/2014 - Dalla Germania di Lutero (Roberto Graziotto)

Sono molto grato di queste linee di ecumenismo ecclesiale tracciate da don Federico Picchetto. Mi trovo ad agire ormai da dodici anni nella terra che ha visto fare i primi passi alla riforma evangelica luterana (che non è "protestante" nel suo nocciolo più autentico, ma per l’appunto "evangelica"). Ho cominciato nel mio piccolo a comprendere che alcuni pastori evangelici o cristiani battisti e metodisti sono miei "fratelli nel Signore". Alle volte come insegnante di religione laico mi trovo a prendere decisione forse audaci, ma che mai mettono in questione il fatto che io sono figlio - non padre - di questa chiesa romana, che qui da noi ha una percentuale del due percento, ma che è la mia "santa madre gerarchica" (Ignazio di Loyola). Attraverso l’articolo di don Picchetto sul papa capisco che il mio "istinto" ecumenico, ha una storia - la storia della libertà della Chiesa voluta da Cristo, libera da ogni potere mondano, in forza del "date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio".