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PAPA/ Pietro e Andrea, arricchire la fede senza scalfirla

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

I fatti che accadono spesso non sono capaci di cambiare davvero le nostre giornate per il semplice motivo che ciascuno di noi cerca negli avvenimenti ciò che sa già, le conferme alle proprie idee e alle proprie visioni del mondo, e non ciò che il suo cuore attende e brama al di là di ogni contingenza. Lungo questi mesi, nei confronti del Papa, si è venuta per questo motivo cristallizzando una retorica che è capace di scorgere in ogni suo gesto sempre una novità da applaudire o da biasimare. Si sono così strutturati partiti più o meno interessati che, dallo stare sul "carro del vincitore" o dal suo opporvisi, traggono lucro o sicurezza esistenziale, perdendo di vista l'unico dato che seriamente può guidare ogni riflessione sull'operato del Pontefice: la realtà. 

Da questo punto di vista, a parte i legittimi record segnalati dalle statistiche, è giusto dire che i viaggi di Francesco al cuore dell'Europa politica e in Turchia non sono stati viaggi storici, sensazionali, prorompenti, ma si sono inseriti dentro un processo ben preciso che attraversa tutto questo pontificato e che si congiunge idealmente almeno fino al Concilio Vaticano II, se non oltre. Quando il furore delle tifoserie sarà tramontato ci renderemo forse conto che Bergoglio è grande perché avvia e persegue dei processi: egli non occupa meri spazi di potere o di visibilità, ma compie azioni e pronuncia parole che permettono al tempo di diventare più determinante rispetto alle posizioni di rendita raggiunte, favorendo la maturazione di percorsi storici che non mirino al tornaconto mediatico, bensì alla reale crescita della coscienza umana ed ecclesiale del popolo di Dio e dell'umanità intera. 

Sul versante europeo il Pontefice ha portato alle estreme conseguenze i moniti di Giovanni Paolo II e le lucide analisi di Benedetto XVI dicendo che un'Unione Europea che dimentica la dignità trascendente della persona è destinata a ripiegarsi su se stessa, invecchiare ed essere percepita come corpo estraneo dal resto del mondo che — invece — non abbraccia la cultura nichilista degli occidentali, ma rielabora consapevolmente la propria "visione religiosa dell'uomo" che in diverse tradizioni è letta come un dato di natura e che sostiene che non si possa definire un essere umano solo in base ai suoi contorni fisici, morali o giuridici. L'uomo infatti è sempre di più — ognuno di noi è sempre di più — e alla radice dell'Europa o c'è questa consapevolezza sull'uomo oppure si smarriscono le fondamenta del bene comune, si riduce la ragione e tutto diventa — una volta inefficiente — semplice materiale di scarto. 

In Turchia il Vescovo di Roma è invece andato oltre, portando a compimento un itinerario di maturità già sviluppato agli albori del cristianesimo, quando i Nazareni — pur sostenendo con forza la verità della loro strada — chiedevano ai poteri politici e religiosi dell'epoca di poterla semplicemente esprimere. 



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COMMENTI
02/12/2014 - Dalla Germania di Lutero (Roberto Graziotto)

Sono molto grato di queste linee di ecumenismo ecclesiale tracciate da don Federico Picchetto. Mi trovo ad agire ormai da dodici anni nella terra che ha visto fare i primi passi alla riforma evangelica luterana (che non è "protestante" nel suo nocciolo più autentico, ma per l’appunto "evangelica"). Ho cominciato nel mio piccolo a comprendere che alcuni pastori evangelici o cristiani battisti e metodisti sono miei "fratelli nel Signore". Alle volte come insegnante di religione laico mi trovo a prendere decisione forse audaci, ma che mai mettono in questione il fatto che io sono figlio - non padre - di questa chiesa romana, che qui da noi ha una percentuale del due percento, ma che è la mia "santa madre gerarchica" (Ignazio di Loyola). Attraverso l’articolo di don Picchetto sul papa capisco che il mio "istinto" ecumenico, ha una storia - la storia della libertà della Chiesa voluta da Cristo, libera da ogni potere mondano, in forza del "date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio".