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IL CASO/ La vera storia di Matteo Renzi, conte-duca di Olivares

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Caro direttore,
mi dica lei se, al netto delle opinioni politiche, queste poche righe non descrivono sommariamente bene la situazione italiana.

"Nel 2011 il presidente Giorgio Napolitano affidò la guida dell'Italia a un abile primo-ministro, Mario Monti /Enrico Letta /Matteo Renzi. Questi si propose di rafforzare il potere centrale contro le tendenze autonomistiche delle Regioni e delle Province. Per far fronte all'enorme indebitamento dello Stato cercò di limitare le spese dell'apparato e di porre un limite al lusso dei politici, ma i benefici che ne risultarono furono limitati. Dovette perciò ricorrere soprattutto a un aggravamento della pressione fiscale, che provocò un forte malcontento e gli procurò l'ostilità del ceto medio e degli operai, costretti a pagare pesanti imposte. La situazione finanziaria non fu però risanata. Anche lo sforzo di Renzi di semplificare e unificare le leggi e le istituzioni nelle varie parti del Paese produsse scarsi risultati".

E' vero, il tono è un po' retro, e poi perché quei passati remoti, si chiederà il lettore, se parliamo dell'oggi. Ma è proprio questo il punto. In realtà questo brano l'ho tratto da un manuale di storia di un giovane cui mi capita di dare occasionalmente qualche ripetizione, e — sorpresa — si riferisce alla Spagna di 400 anni fa. Mi è bastato cambiare i nomi propri — da cui i corsivi — perché calzasse a meraviglia sull'attualità italiana. Confrontare per credere. Ma il nuovo quand'è che avanza?

"Nel 1621 il re Filippo II affidò la guida della Spagna a un abile primo-ministro, Gaspar de Guzman, conte-duca di Olivares. Questi si propose di rafforzare il potere centrale contro le tendenze autonomistiche delle Regioni e delle Province. Per far fronte all'enorme indebitamento dello Stato cercò di limitare le spese della Corte e di porre un limite al lusso dei nobili, ma i benefici che ne risultarono furono limitati. Dovette perciò ricorrere soprattutto a un aggravamento della pressione fiscale, che provocò un forte malcontento e gli procurò l'ostilità della nobiltà e del clero, costretti a pagare pesanti imposte. La situazione finanziaria non fu però risanata. Anche lo sforzo di Olivares di semplificare e unificare le leggi e le istituzioni nelle varie parti del Paese produsse scarsi risultati".

cordialmente



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COMMENTI
20/12/2014 - la storia maestra di vita? (Claudio Baleani)

Se la storia fosse maestra non ci sarebbero né guerre, né carestie. Eppure.. Vediamo un po' se l'analogia regge. L'Italia è un paese marginale, la Spagna era una superpotenza. Le spinte autonomiste dell'impero spagnolo erano giustificate da diversità culturali e sociali, come in Olanda e in Germania. In Italia l'autonomia regionale si fonda sulla pretesa della autonomia di spesa. La Spagna aveva il compito internazionale di contenere la riforma protestante e la spinta islamica. In Italia nulla di tutto questo. Questo confronto non regge. Regge invece il confronto col medioevo: dopo la caduta dell'impero romano le periferie sono state abbandonate per concentrare gli investimenti e la vita sociale nei centri. Da qui l'incastellamento.