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LETTURE/ Ungaretti, Saba e Quasimodo, quel Natale che si tace

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Salvatore Quasimodo (1901-1968) (Immagine dal web)  Salvatore Quasimodo (1901-1968) (Immagine dal web)

Allora Ungaretti potrà finalmente scrivere: "Oggi il poeta sa e risolutamente afferma che la poesia è testimonianza d'Iddio, anche quando è pura bestemmia. Oggi il poeta è tornato a sapere, ad avere gli occhi per vedere, e, deliberatamente, vede e vuole vedere l'invisibile nel visibile".

Umberto Saba (1883-1957) è animato da una religiosità di stampo panteistico, da un riconoscimento della presenza del divino nelle piccole cose e nelle umili creature, come nella poesia "La città vecchia". Ivi il poeta è catturato dall'umanità che incontra, la "prostituta e marinaio, il vecchio/ che bestemmia, la femmina che bega,/ il dragone che siede alla bottega/ del friggitore,/ la tumultuante giovane impazzita/ d'amore". Saba scopre in loro la presenza dell'Infinito e del Signore, vi intravede le sue stesse domande, i suoi bisogni, il suo desiderio di Infinito. Il suo pensiero si fa "più puro" quanto più bassa ed emarginata è quell'umanità non inquadrabile nel perbenismo benpensante e borghese. Il poeta trasfonde lo stesso tipo di religiosità anche nel componimento "A Gesù Bambino": "La notte è scesa/ e brilla la cometa/ che ha segnato il cammino./ Sono davanti a Te, Santo Bambino!// Tu, Re dell'universo,/ ci hai insegnato/ che tutte le creature sono uguali,/ che le distingue solo la bontà,/ tesoro immenso,/ dato al povero e al ricco.// Gesù, fa' ch'io sia buono,/ che in cuore non abbia che dolcezza./ Fa' che il tuo dono/ s'accresca in me ogni giorno/ e intorno lo diffonda,/ nel Tuo nome". 

Gesù è qui chiamato Re dell'universo, un dono che ci rende responsabili e missionari, come i primi apostoli. Il giudizio che tutte le creature sono uguali è lo stesso che trapela dalla poesia "A mia moglie"", ove il poeta esalta le virtù semplici della donna, paragonandola a "tutte/ le femmine di tutti/ i sereni animali/ che avvicinano a Dio" e a "nessun'altra donna". La vita di Saba è stata una continua ricerca mossa dall'ardore di conoscere, come il poeta racconta nell'"Ulisse" che conclude il gruppo "Mediterranee" scritto tra il 1945 e il 1946. Quel desiderio di appartenenza, sempre cercato e, al contempo, sfuggito, non troverà soluzione né in una donna (la moglie) né in una città (Trieste). Solo qualcosa di infinitamente più grande avrebbe potuto colmare la sua ansia di compimento e di pienezza. Forse traccia di un approdo o di una rotta più chiara si hanno nella conversione di Saba al cattolicesimo avvenuta negli ultimi anni di vita, conclusasi nel 1957, poco dopo la morte della tanto amata moglie.

Salvatore Quasimodo (1901-1969), così attento alle vicende del suo tempo, alla guerra e alla violenza che imperversa nel mondo, in "Uomo del mio tempo" vede gli odierni abitanti della Terra simili a Caino, all'uomo che ha ucciso il proprio fratello. 



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