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LETTURE/ Ungaretti, Saba e Quasimodo, quel Natale che si tace

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Salvatore Quasimodo (1901-1968) (Immagine dal web)  Salvatore Quasimodo (1901-1968) (Immagine dal web)

Anche nel "Natale" scrive: "Non v'è pace nel cuore dell'uomo./ Anche con Cristo e sono venti secoli/ il fratello si scaglia sul fratello". La morte di Cristo si ripete ogni giorno. Quella pace che Quasimodo vede nel presepe è invocata anche nella vita di tutti i giorni, non è la pace dell'uomo, senza giustizia e senza amore, ma è la "Pace nel cuore di Cristo in eterno". 

Un Premio Nobel, un intellettuale impegnato politicamente, iscritto al partito comunista, un poeta che ha demistificato le fanfare e gli entusiasmi della guerra e ha messo in luce le contraddizioni della modernità e della tecnologia, coglie che l'evento principale avvenuto nella storia dell'uomo è la nascita di Gesù. Da allora nulla può più essere come prima. Si chiede, però, il poeta: "Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino/ che morirà poi in croce fra due ladri?". Il "Natale" di Quasimodo prefigura già la passione, quella stessa che a causa nostra si verifica di nuovo, sempre, nella vita quotidiana, come in quel "Figlio/ crocifisso sul palo del telegrafo" incontro al quale corre la madre ("Alle fronde dei salici").



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