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LETTURE/ Natale, perché lo "attende" anche chi non crede?

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Edvard Munch, L'urlo (1893 e seg.) in una delle sue versioni (Immagine dal web)  Edvard Munch, L'urlo (1893 e seg.) in una delle sue versioni (Immagine dal web)

Natale per chi lo medita con occhio spirituale è anche e soprattutto il mistero della fragilità della condizione umana del tutto abbracciata da Dio, e ancora è la condivisione della povertà del Figlio di Dio, "a noi in tutto simile tranne che nel peccato", come assicura san Paolo. Nasce in una grotta e non nelle stanze tiepide delle dive borghesi moderne, con lo scintillio di fotografi e di rose degli amici. Solo gli ultimi della società arrivano per la prima accoglienza di Gesù Bambino: i pastori con i loro animali per riscaldare un Dio dalle insolenze del freddo. Questa scena strappò a sant'Alfonso la lirica tenera e dolce: "Tu scendi delle stelle", pastorale che resiste a fatica nelle chiese delle nostre parrocchie di città e di paesi, là dove i parroci amano ancora il canto tradizionale, autentica espressione del sentire sacro popolare, che questa festività libera ancora nella gente semplice e buona.

Da scolari delle elementari s'imparava a memoria Il Natale, o meglio La Notte Santa di Guido Gozzano: "Il campanile scocca la mezzanotte santa", l'ora che non è altro che un tormentoso susseguirsi di "respinto" di Giuseppe e di Maria Vergine alla ricerca d'un rifugio d'accoglienza, da tutti rifiutato.

Oggi il Natale bussa alla porta della nostra coscienza per superare "l'uomo economico", "l'uomo tecnico", "l'uomo consumista", "l'uomo corrotto" faccendiere dell'etica pubblica, bisognoso solo di conversione, l'unica via di riscatto che gli resta. Etichette che simboleggiano altrettante immagini dell'alterazione distorta del valore fondante della persona umana, ignorata e bistrattata, in particolare nella sua dimensione di trascendenza. Quella persona umana aperta a Dio che va incontro all'uomo, con la tenerezza del Padre, con l'affetto premuroso del fratello, amico del cuore, chiamando tutti ad una vocazione di salvezza. Ogni uomo cerca la pace, a cominciare da quella interiore. Dio ce la dona a Natale. Basta dialogare con Lui nell'implorazione orante. Anche gli angeli della culla di Betlemme ci ascoltano.

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