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LETTURE/ Pirandello e Dante non si lasciano incantare dalle luci di Natale

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Luigi Pirandello (1867-1936) (Immagine dal web)  Luigi Pirandello (1867-1936) (Immagine dal web)

Non ci basta la scaltrezza della nostra mente per vivere bene, sarebbe una follia anche solo sperarlo. Maria però ha partorito, per farci finalmente vedere. Natale è una questione di conoscenza delle cose, innanzitutto: della verità delle cose («li antichi la veritade non videro», insiste Dante nel Convivio), di cui questo evento riaccende il desiderio. 

Due atteggiamenti aiutano ad accorgercene. Il primo è il turbamento, oltre che di Pascoli, di Pirandello e di Baudelaire, anzitutto di Virgilio, che dopo aver accennato a quel feroce desiderio dei più acuti tra gli uomini, «chinò la fronte, / e più non disse, e rimase turbato»: triste e umile al tempo stesso, quel turbamento lo conosce bene chi sa di non avercela fatta, di non farcela, a spiegare la vita, chi non presume di elargire le sue perle di saggezza (e Virgilio è il «maestro» di Dante forse proprio per questo: perché non sa spiegargli la vita, però può offrirgli la sua impotenza). 

Il secondo appare l'esatto contrario del chinar la fronte, e ne è invece il passo successivo: alzare lo sguardo, proprio come I ciechi di Baudelaire. Nel III del Purgatorio, mentre Virgilio, «tenendo 'l viso basso / essaminava del cammin la mente», Dante invece «mirava suso intorno al sasso». Ed è lui che guarda a notare l'arrivo di chi li aiuterà a scalare la montagna: «"Leva", diss'io, "maestro li occhi tuoi"». Se Virgilio si conferma un vero maestro perché sa farsi discepolo del suo discepolo, a Natale tocca a noi non aver paura del buio delle cose: quello non è un problema, la presunzione di ingabbiarlo nelle proprie idee sì. Con gli occhi che abbiamo, nell'oscurità che ci assedia, anziché cederle, possiamo andare a vedere «parturir Maria», e trovarci, come si vede in tante natività, nel fascio di luce che viene dal bambino: «luce che allumina noi ne le tenebre», dice il Convivio. Magari succede anche a noi, come racconta Agostino, che «egli fu guardato, e allora vide».

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