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LETTURE/ Notte di Natale, la "prova d'amore" di Alice Meynell

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Filippo Lippi, Natività (1456 circa) (Immagine dal web)  Filippo Lippi, Natività (1456 circa) (Immagine dal web)

Il 27 novembre dell'anno in cui T.S. Eliot diede alle stampe The Waste Land concluse la sua esistenza terrena Alice Meynell (1847-1922), poetessa inglese di grande prestigio artistico, ma di non adeguata risonanza editoriale in Italia — se si eccettuano pochi e sparsi frammenti di traduzioni a cura di Ettore Cozzani (1933), don Alberto Castelli (1948), Francesco Gargaro (1968), Maria Luisa Bonaguidi Paradisi (1989), nonché di don Giuseppe de Luca che la definì "la grande e difficile poetessa inglese" in uno scritto del 1954. 

Il suo amore per la realtà ne fa un'incarnazione preziosa ed inimitabile di quel complete [Christian] realist del quale scrisse — distinguendolo dal true realist — con cristallina intelligenza in un breve articolo sul romanzo americano contemporaneo, pubblicato nel 1886 sul periodico cattolico inglese The Tablet: per Meynell, mentre il true realist "è realista nel suo studio non delle cose spregevoli della vita, ma di quelle gentili e amabili, intricate ed intime, inquiete e dubbiose", il complete realist "abbraccerà la totalità della vita secondo i metodi dell'esperienza cumulativa dell'uomo, [incluse] le cose nobili e quelle terribili".  

Tale profonda radice teologica, antropologica e culturale, il cui debito nei confronti dell'esperienza di John Henry Newman pare indiscutibile, ispirò la sua esistenza e la sua opera, nonché ovviamente l'approdo alla Chiesa cattolica nel 1868 che Meynell motivò con un realismo radicale e concretissimo in una lettera del 1917 alla figlia Olivia, dai toni forse indigesti per il diffuso emozionalismo dei nostri giorni: "vidi, quando ero molto giovane, che una guida morale era persino più necessaria di una guida nella fede. Per questa ragione entrai nella Chiesa [cattolica]. È ovvio che ci sono altre società cristiane che possono legiferare, ma la Chiesa [cattolica] applica le sue leggi e, di conseguenza, è di fatto indispensabile". 

Nell'approccio di Alice Meynell alla letteratura, altrettanto cristianamente realisti furono sia il suo rifiuto del carattere "melanconico" e "autoreferenziale" di cui trovava traccia nell'opera di molte colleghe poetesse, sia l'assunzione — in comune accordo con il marito Wilfrid Meynell, sposato nel 1877 — di un instancabile impegno nella creazione di una tradizione letteraria cattolica al passo con i tempi. 

Opera di un complete [Christian] realist è, senza dubbio, la poesia Christmas Night, qui proposta in traduzione inedita con il titolo di Notte di Natale e pubblicata nel 1923 nella raccolta postuma Last Poems — lo stesso anno, sia detto per amor di contesto, in cui fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura a W.B. Yeats ed in cui apparvero importanti raccolte poetiche di D.H. Lawrence, Robert Frost, Wallace Stevens, Katherine Mansfield (postuma).

1 Non Lo troviamo sulla difficile terra,
2    Nell'agitato genere umano,
3 Nella morte per la via, nella nascita per caso
4    Oppure nella "marcia della mente".

5 La Natura, nidi e prede, nutriti e rapiti,
6   Lo nascondono così bene, così bene:
7 Il Suo incrollabile segreto sembra colà al nostro pensiero
8   Il miracolo più triste della vita.

9 V'è di Lui congettura nella felicità dell'uomo,
10    Sospetto nelle lacrime dell'uomo,
11 O sta appostato dietro il lungo, scoraggiato quesito,
12    Sempre più flebile con il passar degli anni.

13 Ma è assente, è assente ora? Ah, questo cos'è,
14   Vicino come in un letto di puerpera,
15 Deposto sui nostri cuori afflitti, alla distanza di un bacio? 
16   Una testa di neonato senza casa.



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