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NATALE 2014/ Dio non ci ha lasciati soli

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Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori (1534) (Immagine dal web)  Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori (1534) (Immagine dal web)

Pubblichiamo l'omelia tenuta Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, in occasione della solenne Veglia di Natale, 24 dicembre 2014.

Cari fratelli e sorelle,
perché in questa notte abbiamo lasciato le nostre case e siamo convenuti qui, nella nostra Cattedrale, madre di tutte le nostre chiese? Un annuncio ci ha raggiunto, antico eppure sempre nuovo. Un annuncio che ci invita ad uscire dalle nostre paure, dalle nostre rassegnazioni.

Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (Is 9,5). Queste parole del profeta Isaia, che abbiamo appena ascoltato, sono l'anticipazione profetica di altre parole risuonate finalmente nelle notte della storia, parole di luce e di speranza: Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore (Lc 2,11).

Cari fratelli e sorelle, Dio non ci ha abbandonato, non ci ha lasciato in balia delle nostre fragilità. Egli ha "lasciato" il suo cielo per venire ad abitare in mezzo a noi, per farsi uno di noi, per aprirci la strada verso la luce e la pace. Egli viene per strapparci dalla solitudine nella quale continuamente siamo tentati di rinchiuderci e che è la radice vera di ogni nostra paura. Se guardiamo alla nostra esperienza, infatti, ci accorgiamo che, più ancora del dolore, della sofferenza, delle difficoltà che possiamo incontrare nel nostro cammino, ciò che ci fa veramente paura è il restare da soli. La solitudine è la visibilità del peccato che ha avvelenato la vita dell'uomo dopo la caduta originale. Eppure non è mai scomparso dal cuore degli uomini il desiderio della comunione che Dio ha impresso in modo indelebile nelle nostre persone, fatte a sua immagine.

Tutta la storia dell'umanità — e in particolare la storia dell'arte, della musica e della letteratura — è percorsa da questo desiderio, dalla ricerca — più o meno cosciente — di una risposta alla sete di comunione e di pace, dal tema del ritorno ad una casa per la quale ci sentiamo fatti.

La parole che l'evangelista utilizza per descrivere la pace annunciata dagli angeli ai pastori (eirene) è la stessa che la Chiesa dei primi secoli ha usato, assieme a koinonia, per esprimere la comunione (cfr. L. Hertling, Communio. Chiesa e Papato nell'antichità cristiana, Roma 1972, 7-11).

È questa la ragione di profonda gioia che ha invaso l'animo dei pastori. Ed è la stessa ragione per la quale anche noi siamo qui questa notte: la notizia che ancora una volta è risuonata nella nostra Cattedrale è la risposta di Dio alla nostra sete di verità, di pace, di comunione. 



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