BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

1989-2014/ Perché l’"Accademia" si è dimenticata del Muro?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Vaclav Havel (1936-2011) (Immagine d'archivio)  Vaclav Havel (1936-2011) (Immagine d'archivio)

Cercando di analizzare le ragioni che hanno condotto all'implosione questi tipi di sistemi totalitari — dato che essi hanno avuto, peraltro, una durata assai lunga — è affiorata, nelle varie analisi, una molteplicità di fattori. In primo luogo, un fattore filosofico politico, ossia la crisi del totalitarismo e dell'ideologia marxista-leninista come pretesa totalizzante nei riguardi della persona e della società, avviata verso il lento "suicidio della rivoluzione"; in secondo luogo, i fattori economici, con i vari tentativi incoerenti e contraddittori di autoriforma dall'interno del sistema comunista, pian piano naufragati; in terzo luogo, il fattore-strategico militare con il dispiegamento del potenziale bellico e nucleare come competizione permanente tra i Blocchi; infine, come quarto punto il fattore politico, con il processo di destalinizzazione iniziato da Chrušcëv nel 1956, legato alla (peraltro incompleta) denuncia delle repressioni di Stalin.

Un ulteriore fattore considerato fondamentale è stato certamente quello religioso, in virtù della plurisecolare presenza di ortodossi e cattolici, sia nell'Urss che in altri paesi dell'Est; in particolare, non si può derubricare a mera comparsa nella storia del Novecento il ruolo di alcune personalità, come ad esempio quella carismatica e politicamente determinante di Giovanni Paolo II, o quella di un intellettuale del dissenso come Alexsandr Solženicyn.

Si tratta, beninteso, di un sintetico e ancora non esaustivo tentativo di enucleare i fattori più rilevanti che hanno innescato il processo di cambiamento, che tuttavia ha provocato una serie di domande di grande spessore interpretativo: è possibile oggi ragionare sull'influenza di un "fattore dissidenza" nell'implosione dei regimi? Si può introdurre nell'elaborazione della critica storica, politica e culturale una categoria della dissidenza rispetto a quella già accettata dei regimi?

Anche alla luce di ciò che è emerso nel convegno, si può sostenere che tale fattore debba essere preso ragionevolmente in considerazione tra gli altri citati in precedenza, non fosse altro perché ha contribuito a far venire alla luce le contraddizioni ed il volto totalitario dei regimi, ponendo domande scomode anche all'occidente democratico, ad esempio rispetto alla sua debolezza spirituale (si veda il discorso ad Harvard di Solženicyn, 1978). 

In definitiva, l'esperienza storica della dissidenza si è configurata come una vera "rivoluzione della dignità", la cui cifra morale e intellettuale coincide con il rifiuto assoluto della violenza e con la scelta di "vivere senza menzogna". L'accettazione della menzogna come sistema di vita appare una delle radici, forse la più forte, dei regimi totalitari. Pertanto, conoscendo e meditando le lezioni e le testimonianze di Havel, di Solženicyn, di Solidarnosc e di tanti altri protagonisti, diventa assai interessante capire come avrebbero affrontato le difficili sfide poste dalla realtà complessa del nostro tempo. Cosa potrebbe e dovrebbe fare oggi il verduraio descritto da Havel (il gesto di un uomo "senza potere" che rifiuta di mettere nel suo negozio il cartello di una propaganda di regime in cui non crede) di fronte ad un potere invisibile e pervasivo, che mostra, spesso e inavvertitamente, improvvisi accenti totalitari e neo totalitari? 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
26/12/2014 - A pensa male si sa… (Carlo Cerofolini)

Non sarà che l’"Accademia" si è dimenticata del 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino, che ha certificato il fallimento del comunismo, perché ora al potere ancor di più ci sono diciamo gli eredi – ex, post, doc o catto- che siano - di quel sistema? A pensar male si sa…