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ARTE/ Natività, quei "miracoli" di legno del Rinascimento lombardo

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L'arte di Giovanni del Maino (Immagine dal web)  L'arte di Giovanni del Maino (Immagine dal web)

Risalente al primo decennio del '500, quest'opera si divide tra un'apertura paesaggistica di chiara ascendenza tardogotica e un gruppo di figure del tutto rinascimentale. Impreziosita da un raffinato rivestimento pittorico, che ricorre abbondantemente alla decorazione a lacche graffite sull'oro, colpisce soprattutto per la forte carica narrativa: Gesù Bambino che agita le gambe, Maria raccolta in preghiera con le mani strette sul petto, Giuseppe che sta per commuoversi, il pastore adulto pieno di curiosità, il pastorello gozzuto che sorride...

Restando sempre all'interno del catalogo di Giovan Angelo Del Maino, ma uscendo dai confini italiani, vale la pena di ricordare anche la predella d'altare oggi al Victoria and Albert Museum di Londra. Si tratta di un'opera piuttosto anomala nel contesto lombardo del primo Cinquecento: al pari della Crocifissione a cui si accompagna, infatti, è stata lasciata priva di policromia e doratura dall'autore e presenta non pochi riferimenti, sia sul fronte dell'iconografia che su quello della tecnica, alla scultura tedesca. L'intaglio è un susseguirsi di eleganti virtuosismi e, nella levigatezza delle superfici, sembra quasi voler imitare le fusioni in bronzo.

Nel concludere il nostro rapidissimo viaggio tra le più interessanti natività della scultura lignea del Rinascimento lombardo dobbiamo assolutamente spendere qualche parola sull'Adorazione dei magi custodita nel santuario di Santa Maria del Monte a Varese. Questo gruppo di statue di Andrea da Saronno – l'attribuzione spetta a Raffaele Casciaro (a chi desidera approfondire la conoscenza dei maestri del legno attivi in Lombardia nel '400 e nel '500 è consigliata la lettura del suo principale contributo: La scultura lignea lombarda del Rinascimento, Milano, Skira, 2000) – sovrappone all'iconografia del presepe il tema della Madonna in trono. Classicheggiante nelle figure centrali, si concede qualche nota di naturalismo negli altri personaggi, senza però mai cadere in compiacimenti descrittivi. Una grande padronanza dei mezzi scultorei si ravvisa in ogni elemento, dall'elegante bellezza dei panneggi fino all'attenzione per le capigliature. Ma anche in questa natività, come in quelle ricordate in precedenza, il vero motore espressivo va rintracciato nel cuore dell'iconografia; e, in particolare, nell'immagine di Dio che sceglie i panni umili e inermi di un bambino per cambiare la storia del mondo e offrire un'ancora di salvezza alla storia di ogni uomo.

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