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LETTURE/ Tolkien, il male del mondo e il "potere" di Maria

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J.R.R. Tolkien (1892-1973) (Immagine dal web)  J.R.R. Tolkien (1892-1973) (Immagine dal web)

2. Tolkien sceglie per questo compito di distruzione dell'anello del potere la più semplice delle sue figure fantastiche: non il mago Gandalf, non gli elfi immortali, quindi neppure Legolas, dal grande udito e dalla vista profonda, neppure i re — sebbene la figura del re giochi un ruolo molto importante nella saga, infatti Aragorn viene già annunciato alla fine del terzo film dedicato allo Hobbit; è la figura di un hobbit che ha il compito di distruggere l'anello del potere. Dovrà rinunciare, per la realizzazione del compito, ad una sua quotidianità piena di letture e scritture di libri, del fumare la pipa, di un ripetuto rituale del mangiare… ma come leggere libri se tutto intorno scoppia la brutalità del potere? Queste semplici creature non sono ovviamente semplici e pure come la giovane di Nazareth, ma sono, a livello di una "favola", figura di ciò che nella storia ha espresso il potere umano più grande, quello che nasce da una "fecondità che non difende se stessa" (Balthasar) ma il compito ricevuto: fiat voluntas tua. Il compito nella saga di Tolkien è quello di distruggere l'anello, che dapprima viene usato da Bilbo, nell'Hobbit, ma che poi, ne Il signore degli anelli, dovrà essere finalmente distrutto da Frodo, il nipote di Bilbo. 

3. La terza parte de Lo Hobbit è quasi esclusivamente una continua battaglia, ma il grande tema dell'amicizia è presente e forse è anche l'"ultima" parola di senso nell'esistenza storica del grande narratore inglese. Ciò che lega Bilbo con Thorin, che alla fine della terza parte dell'Hobbit viene ucciso, è amicizia. Frodo poi ne Il Signore degli anelli non potrà distruggere l'anello senza l'amicizia con Sam, che accompagna il suo amico e padrone, ma sempre più amico e sempre meno  padrone, fino al fuoco divorante di Mordor. Questo tema mi sembra più attuale che mai. Solo l'amicizia gratuita è figura di quella fecondità del potere indifeso, che porta il nome dell'Agnello immolato che non immola nessuno e che poi è la figura escatologica di ciò che festeggiamo a Natale: il bimbo, vero Dio e vero uomo, nato in una stalla.

4. Forse però Tolkien si muove ancora in un'epoca di santità che chiamerei quella di san Giovanna d'Arco (1412-1431), il grande soldato di Dio, che la Chiesa ha ucciso — come fa dire nel Diario di un curato di campagna Georges Bernanos ad un soldato amico del curato — e che poi la Chiesa ha santificato (come fa rispondere nuovamente a quest'ultimo con le lacrime agli occhi; lacrime dovute alle falsità e agli errori compiuti dalla Chiesa). 



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COMMENTI
30/12/2014 - commento (francesco taddei)

la lotta coraggiosa del popolo curdo anche in difesa di noi cristiani (che con una milizia vi si sono uniti), avviene con le armi. se no non è difesa.

RISPOSTA:

Caro signor Taddei, grazie per la sua osservazione. Mi è chiaro che questa difesa avviene con le armi. Il fatto che io non le voglio usare, perché ritengo altre forme di difesa più efficaci, non significa che non vi sia nessuna legittimazione relativa di usarle. Suo, RG