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LETTURE/ Mark Strand, gli "alienati" siamo noi

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Mark Strand (1934-2014) (Immagine dal web)  Mark Strand (1934-2014) (Immagine dal web)

Canadese di nascita, sempre in viaggio per via del lavoro del padre (impiegato della Pepsi Cola), Strand inizialmente si dedica allo studio delle Belle Arti. Solo dopo il diploma si rende conto di preferire la poesia e parte alla volta di Firenze, con una borsa di studio, per conoscere e approfondire quella italiana dell'Ottocento. Il legame con la pittura lo mantiene scrivendo due monografie di cui una, Hopper, diventa un libro acuto sull'efficacia e sull'impatto degli elementi formali sull'osservatore.

Difficile pensare che l'autore con il dna di Kafka in versi (come qualcuno lo ha definito), concentrato a mettere l'accento sulla morte, l'assenza e la dissoluzione sia quello che con nonchalance affermava che c'erano stati dei vantaggi a essere poeta negli anni 60. Della turbolenza generale beneficiavano i poeti, assediati dalle groupies come rock star.



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