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LETTURE/ Anderious Oraha, "Una storia irachena": se rinneghiamo Dio, che cosa ci resta?

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È stato uno di loro, Giovanni Porzio, ad aiutarlo a fuggire, prima in Siria, poi in Italia, quando la sua famiglia, cristiano-caldea, ha subito la fatwa degli estremisti islamici del suo quartiere di Baghdad. Anche oggi, da qui, Andraus ha più che mai vivo il senso della sua appartenenza al destino delle comunità cristiane irachene. Lo ricorda nelle pagine, drammatiche, che chiudono il suo racconto: «Mentre scrivo, il mio telefono squilla in continuazione, sono i miei parenti e quelli di mia moglie, rimasti in Iraq. Sono disperati, la loro paura mi attraversa come una scarica elettrica (...) Mia moglie ha il viso rigato di lacrime, gli occhi un pozzo di dolore mentre mi guarda disperata; è suo cugino che parla al telefono, io le stringo la mano ma sento che la mia stretta non è salda, perché la mia mano trema, come sento tremare la mia anima. Fra un crepitio di mitragliatrice e l'altro, ci racconta che alcuni nostri parenti sono scappati in Kurdistan (...), fuggono, gli hanno detto "convertitevi e sarete risparmiati". "Ma come possiamo rinnegare il nostro Dio, Andraus? Cosa ci resterebbe, poi?"».

Questo libro è più che un'autobiografia, intrisa della fede solida e del senso di appartenenza dei cristiani iracheni. Sempre oggettivo nelle sue narrazioni di quelle condizioni drammatiche, esso è soprattutto una profonda testimonianza di vita e di senso della vita, in circostanze disperate; un po' come per Meo Ponte, che nella sua postfazione ("Andraus mi ha salvato la vita due volte"), ricorda il rapporto che si era instaurato con l'autore: «Più che un interprete è stato per me un collega e un amico, una guida che mi ha fatto conoscere la realtà irachena nel profondo, un amico che mi ha dato sostegno anche nei momenti più difficili». 

Anche questo libro riesce a essere una guida, come si dice, "dal di dentro", con uno sguardo sulla propria storia, onesto, realistico, ma mai lamentoso, e con la capacità di gettare una luce nuova sulla situazione dell'Iraq di oggi, sulle cause della guerra e sulle responsabilità dell'Occidente, sulla condizione dei cristiani e sulla loro straordinaria storia di cultura e di civiltà. Leggerlo significa ascoltare questa testimonianza di vita e imparare a giudicare gli eventi che, oggi, sono sulle prime pagine dei media, con uno sguardo non omologato alle versioni "ufficiali" dei fatti.

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