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LETTURE/ Lo scandalo delle figlie di Lot, "la carne non giova a nulla"

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Orazio Gentileschi, Lot e le sue figlie (1622) (Immagine dal web)  Orazio Gentileschi, Lot e le sue figlie (1622) (Immagine dal web)

Quelle che preferisco sono le più sobrie, verrebbe da dire concettuali, di Orazio Gentileschi (1621) e poi quella di Carlo Carrà (1919) posteriore di quattro secoli. Entrambe le opere sono essenziali. Nel quadro di Carrà, Lot è simboleggiato da un bastone, mentre in quello di Orazio Gentileschi è una figura reale. Gli elementi allegorici non sono sovrapponibili tranne uno: la profonda prospettiva di entrambe le opere, evidenziata dal braccio teso di una delle figlie a indicare il futuro, in Gentileschi, e dall'edificio — indice di civiltà — sullo sfondo del quadro metafisico di Carrà. E' infatti la volontà di continuare ad avere una prospettiva, la tenacia di non arrendersi al vicolo cieco dove il destino sembrava aver chiuso le loro giovani vite e quella del padre, l'elemento caratterizzante il pensiero delle due giovani donne. 

Weiler è uomo di diritto e la sua presentazione del caso delle figlie di Lot è partita proprio da lì: dalla legge, affermando che il valore centrale della Torà è la vita, e che solo in tre casi il suo sacrificio è ritenuto legittimo. Un caso è il rinnegamento della propria identità (abiura), l'altro è l'omicidio, l'ultimo contravvenire al divieto di incesto. Eccoci ributtati nel cuore del dilemma. Ovvero com'è possibile che una simile vertiginosa regressione, che porta con sé la trasgressione di uno dei tabù su cui si regge l'intera storia della civiltà, possa essere mantenuto nella linea logica ("la carne non giova a nulla" ama ricordare san Paolo) di una discendenza che arriva fino a Gesù di Nazareth. 

Sotto questo aspetto uno scivolone peggiore dell'incesto è difficilmente immaginabile, perché omicidi e guerre gli uomini non li hanno mai veramente sanati, mentre il divieto di incesto era un'acquisizione stabile già ai tempi di Lot. L'arbitrio delle ragazze e del loro padre appare allora ancora maggiore, e tale da giustificare nei discendenti il legittimo scandalo e il conseguente dis-conoscimento. Come si dice: "roba da stracciarsi le vesti". 

Se non fosse che dalla prospettiva che si apre a partire da quell'atto compiuto in disprezzo del divieto, ma in ossequio alla legge, che pone (dopo essere stata posta) la vita (dell'uomo) come suo scopo ultimo, già s'intravede la stessa autorità di Chi, nulla togliendo alla legge, la ri-mette al suo posto:  perché "è il Sabato per l'uomo e non l'uomo per il Sabato", e perché "l'albero si giudica dai frutti". Non dall'albero.

Rinnegare ragazze così, sì che sarebbe un peccato: "roba da stracciarsi le vesti".

(2 - fine) 



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COMMENTI
11/12/2014 - a ogni tempo la sua bibbia (chiara prevosti)

Anche senza volermi attribuire doti di preveggenza, ero certa che Orazio Gentileschi sarebbe stato almeno sul podio; quell'idea di prospettiva è in effetti imbattibile. Quanto al resto, trovo entusiasmante l'infilata di artisti citati, ennesima prova che ogni tempo ha avuto la sua storia dell'arte e ogni storia dell'arte la sua bibbia, alla quale far dire ciò che meglio corrispondeva al gusto, sacro e/o profano, degli uomini di allora.

 
10/12/2014 - LA PROSPETTIVA NEL PENSIERO (Linda Pozzi)

Nodale in tutta la vicenda è la "prospettiva", filo rosso che collega le varie opere artistiche citate. Forse dalla vicenda delle giovani fanciulle possiamo trarre un grande insegnamento: non ci si dovrebbe elevare sempre a giudizio assoluto, ma ad un pensiero prospettico.

 
10/12/2014 - la risposta è convincente (Claudio Baleani)

Non intendevo dire che l'articolo volesse ripristinare l'incesto, ovviamente. La risposta è convincente. Lei Campagner afferma che le due ragazze devono aver avuto qualche cosa che ha permesso loro di ripristinare il rapporto tra la legge e l'uomo anche solo per concepire l'atto incestuoso. Questo "qualcosa" rende la legge interlocutoria. Potremmo dire che si tratta di legge che parla? Che finisce per pretendere un atto di consapevolezza piuttosto che il congiungimento col padre (o madre) inconsapevole? In questo senso, la Legge-Parola che dialoga, vi è un rapporto con Cristo. La spiegazione è convincente. Peraltro la tesi conferma quella tradizionale cristiana per cui Gesù è interno alla tradizione ebraica. Nel caso di Edipo in effetti non c'è nessun ripristino e anzi il sistema va in stallo e anche la vita pubblica patisce l'infarto. Osservo che neanche nel racconto biblico l'incesto, benché trovi un suo sviluppo vitale e non mortifero, non trova un'assoluzione totale. La discendenza delle due ragazze è quella dei moabiti e ammoniti, gravi nemici di Israele. Per quanto riguarda Freud. Il motivo per cui non cerca nel racconto biblico l'antisignano del complesso Edipico è che nelle figlie di Lot non si riscontra sindrome, che infatti dovrà scontare la loro discendenza per farsi riammettere nella loro vera famiglia. Ma questa è una mia supposizione.

 
09/12/2014 - Altre domande (loredana colombo)

Problema interessante, che mi ha fatto subito pensare alla leggendaria Semiramide dantesca che, sempre a proposito di incesto (col figlio, questa volta), "libido fé licito in sua legge". Qui, secondo Campagner, la questione è diametralmente opposta: per obbedire alla Legge della vita, si può arrivare a commettere ciò che è illecito per antonomasia? Certo è che leggere la Bibbia, anche nelle sue pagine più oscure, apre sempre nuove domande sul Mistero che ha voluto e amato la vita dell'uomo.

 
09/12/2014 - commento all'articolo (ciro pica)

natura e grazia, natura ferita e trascendenza... nulla è impossibile a Dio non x giustificare tutto, ma guardare oltre.

 
09/12/2014 - proviamo con la psicanalisi? (Claudio Baleani)

L'articolo è interessante, ma la finale non la capisco. L'autore accenna a Cristo che avrebbe rimesso a posto le cose (incesto), che altrimenti non possono mai stare a posto. La tesi, non sviluppata, sarebbe che siccome le brave figliuole sarebbero nella genealogia di Cristo avrebbero ricevuto postumamente una giustificazione. Ecco perché di loro è consentito parlare. Non mi convince, anche perché gli ebrei che scrivono questa storia che ne potevano sapere di Cristo? Forse Freud può servire? Secondo Freud la nascita del tabù dell'incesto è relativa alla fine della reiterazione ciclica del branco e alla nascita della civiltà che è familiare e progressista. Il maschio dominante possiede tutte le femmine. Allorché il nuovo maschio dominante, probabilmente un suo figlio espulso dal branco, lo abbatte, possiede le femmine come l'altro senza distinguere tra madri e sorelle. Questo è il ciclo del branco. Quando l'antenato morto viene raffigurato in un totem genera il ri-morso e allora si distinguono le madri e le sorelle dalle altre femmine. In sostanza il divieto di incesto vale quando serve per affermare la famiglia e la posterità. Nel caso delle figlie di Lot l'incesto serve proprio per la posterità e dunque è illegale, ma non sanzionabile. Ma forse la spiegazione più semplice per giustificare il racconto biblico privo di censure e di pudori è un'altra. Forse non avevano bisogno di avere antenati nobili e esenti da pecche perché già fin dall'inizio era un disastro.

RISPOSTA:

Né il sottoscritto né H.H. Weiler hanno inteso fare un revival dell'incesto, e neppure i moabiti misero in piedi un civiltà che lo ripristinava. A essere rimesso a posto dalle due ragazze così antiche e così moderne è il rapporto tra l’uomo e la legge. Su questo l'articolo mette l'accento e su questo trova la discendenza "logica" con Gesù. Interessante anche chiedersi perché mai Freud non avesse usato questo esempio come caso di complesso edipico. E come lo avrebbe valutato? Certamente l'esito (frutto) è radicalmente diverso rispetto alla tragedia di Sofocle. LC