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LETTURE/ Lo scandalo delle figlie di Lot, "la carne non giova a nulla"

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Orazio Gentileschi, Lot e le sue figlie (1622) (Immagine dal web)  Orazio Gentileschi, Lot e le sue figlie (1622) (Immagine dal web)

Lo scrittore Erri De Luca ha dedicato un volumetto alle Sante dello scandalo (2011): Thamar, Rut e altre, ascrivendosi così il merito, non trascurabile, di aver tratto queste figure bibliche di donna dalla naftalina e dalla rimozione, più di quanto i catechismi degli ultimi 50 anni non si siano neppure sognati di fare. Ma come si dice: quando è troppo, è troppo! Così neppure De Luca, l'operaio autodidatta, un po' anarchico, un po' antagonista, un po' cabalista e traduttore di alcuni libri della Bibbia, se l'è sentita di commentare la vicenda delle sconcertanti figlie di Lot. 

Neppure se l'è sentita di destinare loro una "casella" nel complesso disegno della salvezza, che nel Vangelo secondo Matteo snocciola la discendenza di Gesù fino ad Abramo, passando per Thamar la cananea e per Ruth la moabita, che di Lot e delle sue figlie è, appunto, discendenza

Anche per chi non avesse mai letto un solo rigo dell'ebreo Sigmund Freud, ecco spiegato in cosa consiste la forza attiva della rimozione. L'esito è una forma di analfabetismo di ritorno, che a lungo andare produce forme di analfabetismo di andata. Una forma di damnatio memoriae che Joseph H. H. Weiler non ha neppure preso in considerazione, iniziando proprio dalle Figlie di Lot la sua pro-vocante conferenza su Alcune figure periferiche nella Bibbia (Meeting di Rimini, 2014). 

Rimuovere, come insegna Giacomo B. Contri a proposito di Freud, non è rinnegare. Sottile differenza di cui si apprezza lo spessore con un veloce passaggio dalle pagine del Corano, dove la vicenda delle figlie di Lot non è solo trascurata, ma propriamente rinnegata. Nelle pagine del libro sacro dell'islam Lot rinnega le figlie, imputando loro di indulgere in condotte omosessuali. Non così per ebrei e cristiani che, per usare l'espressione di Weiler, si ostinano — magari senza sapere con sicurezza se poterne andare fieri o doversene vergognare — a mantenere l'episodio delle figlie che ricevono un figlio dal padre, nel proprio curriculm vitae (Gen 19). 

Eppure le figlie di Lot sono state addirittura un canone della storia dell'arte: dai mosaici del V sec. in S. Maria Maggiore a Roma, su su fino all'esplosione del tema nel cinquecento e nel seicento europeo con opere di Lotto, Hayez, O. Gentileschi e Velasquez, per citarne solo alcuni, fino alle più tarde riprese realistiche di Gustave Culbert (1844), poi metafisiche di Carlo Carrà (1919 e 1940), oniriche di Marc Chagall (1931), e quelle vigorosamente neorealistiche di Renato Guttuso (1968-69). Molte di queste opere indulgono sulla situazione lasciva, sui nudi femminili, altre alludono a ebbrezze bacchiche temperate (appena) dai mistici sguardi rivolti al cielo, in altre il volto di Lot è assimilato a quello di un satiro.



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COMMENTI
11/12/2014 - a ogni tempo la sua bibbia (chiara prevosti)

Anche senza volermi attribuire doti di preveggenza, ero certa che Orazio Gentileschi sarebbe stato almeno sul podio; quell'idea di prospettiva è in effetti imbattibile. Quanto al resto, trovo entusiasmante l'infilata di artisti citati, ennesima prova che ogni tempo ha avuto la sua storia dell'arte e ogni storia dell'arte la sua bibbia, alla quale far dire ciò che meglio corrispondeva al gusto, sacro e/o profano, degli uomini di allora.

 
10/12/2014 - LA PROSPETTIVA NEL PENSIERO (Linda Pozzi)

Nodale in tutta la vicenda è la "prospettiva", filo rosso che collega le varie opere artistiche citate. Forse dalla vicenda delle giovani fanciulle possiamo trarre un grande insegnamento: non ci si dovrebbe elevare sempre a giudizio assoluto, ma ad un pensiero prospettico.

 
10/12/2014 - la risposta è convincente (Claudio Baleani)

Non intendevo dire che l'articolo volesse ripristinare l'incesto, ovviamente. La risposta è convincente. Lei Campagner afferma che le due ragazze devono aver avuto qualche cosa che ha permesso loro di ripristinare il rapporto tra la legge e l'uomo anche solo per concepire l'atto incestuoso. Questo "qualcosa" rende la legge interlocutoria. Potremmo dire che si tratta di legge che parla? Che finisce per pretendere un atto di consapevolezza piuttosto che il congiungimento col padre (o madre) inconsapevole? In questo senso, la Legge-Parola che dialoga, vi è un rapporto con Cristo. La spiegazione è convincente. Peraltro la tesi conferma quella tradizionale cristiana per cui Gesù è interno alla tradizione ebraica. Nel caso di Edipo in effetti non c'è nessun ripristino e anzi il sistema va in stallo e anche la vita pubblica patisce l'infarto. Osservo che neanche nel racconto biblico l'incesto, benché trovi un suo sviluppo vitale e non mortifero, non trova un'assoluzione totale. La discendenza delle due ragazze è quella dei moabiti e ammoniti, gravi nemici di Israele. Per quanto riguarda Freud. Il motivo per cui non cerca nel racconto biblico l'antisignano del complesso Edipico è che nelle figlie di Lot non si riscontra sindrome, che infatti dovrà scontare la loro discendenza per farsi riammettere nella loro vera famiglia. Ma questa è una mia supposizione.

 
09/12/2014 - Altre domande (loredana colombo)

Problema interessante, che mi ha fatto subito pensare alla leggendaria Semiramide dantesca che, sempre a proposito di incesto (col figlio, questa volta), "libido fé licito in sua legge". Qui, secondo Campagner, la questione è diametralmente opposta: per obbedire alla Legge della vita, si può arrivare a commettere ciò che è illecito per antonomasia? Certo è che leggere la Bibbia, anche nelle sue pagine più oscure, apre sempre nuove domande sul Mistero che ha voluto e amato la vita dell'uomo.

 
09/12/2014 - commento all'articolo (ciro pica)

natura e grazia, natura ferita e trascendenza... nulla è impossibile a Dio non x giustificare tutto, ma guardare oltre.

 
09/12/2014 - proviamo con la psicanalisi? (Claudio Baleani)

L'articolo è interessante, ma la finale non la capisco. L'autore accenna a Cristo che avrebbe rimesso a posto le cose (incesto), che altrimenti non possono mai stare a posto. La tesi, non sviluppata, sarebbe che siccome le brave figliuole sarebbero nella genealogia di Cristo avrebbero ricevuto postumamente una giustificazione. Ecco perché di loro è consentito parlare. Non mi convince, anche perché gli ebrei che scrivono questa storia che ne potevano sapere di Cristo? Forse Freud può servire? Secondo Freud la nascita del tabù dell'incesto è relativa alla fine della reiterazione ciclica del branco e alla nascita della civiltà che è familiare e progressista. Il maschio dominante possiede tutte le femmine. Allorché il nuovo maschio dominante, probabilmente un suo figlio espulso dal branco, lo abbatte, possiede le femmine come l'altro senza distinguere tra madri e sorelle. Questo è il ciclo del branco. Quando l'antenato morto viene raffigurato in un totem genera il ri-morso e allora si distinguono le madri e le sorelle dalle altre femmine. In sostanza il divieto di incesto vale quando serve per affermare la famiglia e la posterità. Nel caso delle figlie di Lot l'incesto serve proprio per la posterità e dunque è illegale, ma non sanzionabile. Ma forse la spiegazione più semplice per giustificare il racconto biblico privo di censure e di pudori è un'altra. Forse non avevano bisogno di avere antenati nobili e esenti da pecche perché già fin dall'inizio era un disastro.

RISPOSTA:

Né il sottoscritto né H.H. Weiler hanno inteso fare un revival dell'incesto, e neppure i moabiti misero in piedi un civiltà che lo ripristinava. A essere rimesso a posto dalle due ragazze così antiche e così moderne è il rapporto tra l’uomo e la legge. Su questo l'articolo mette l'accento e su questo trova la discendenza "logica" con Gesù. Interessante anche chiedersi perché mai Freud non avesse usato questo esempio come caso di complesso edipico. E come lo avrebbe valutato? Certamente l'esito (frutto) è radicalmente diverso rispetto alla tragedia di Sofocle. LC