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HANNAH ARENDT/ Come si spiega il male "banale" di Eichmann?

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Adolf Eichmann (1906-1962) (Immagine d'archivio)  Adolf Eichmann (1906-1962) (Immagine d'archivio)

Il bel film di Margarethe von Trotta dedicato alla grande filosofa tedesca di origine ebraica Hannah Arendt (finalmente uscito anche in Italia) è una buona occasione per ritornare a parlare di una delle questioni che più inquietano gli esseri umani da quando hanno un minimo di coscienza della propria condizione: unde malum? Da dove viene quel male che si è manifestato in tutta la sua virulenza nella Shoah, di cui facciamo memoria in questi giorni, e che rende sempre più inquietanti le pagine di politica estera e di cronaca nera dei notiziari?

Il film ruota attorno a un episodio decisivo non solo nella biografia della Arendt ma nella storia contemporanea, il processo e la condanna di Adolf Eichmann (1960-2), l'ufficiale delle SS responsabile dell'organizzazione dei trasporti degli ebrei verso i campi di sterminio durante la Seconda guerra mondiale. Di fronte alla figura meschina e priva di ogni grandezza, neppure demoniaca, di Eichmann la Arendt coniò l'espressione banalità del male. Eichmann non è un sadico, non gode del male: è un burocrate che esegue gli ordini senza riflettere sulle conseguenze e sul senso delle proprie azioni. Un modo di comportarsi che gli procura piaceri, prestigio e soprattutto un ruolo nel dramma cosmico-storico che i nazisti erano convinti di interpretare.

Ma che cosa intese dire la Arendt (la quale dovette scappare dalla Germania e dalla Francia occupata dopo aver vissuto sulla propria pelle l'esperienza di un campo di concentramento) con tale espressione che sollevò una polemica furibonda, soprattutto all'interno del mondo ebraico?

Forse non è inopportuno fare riferimento a ciò che era uso affermare un altro grande pensatore del Novecento, anche lui vittima del totalitarismo, seppur di colore diverso: Aleksandr Solzenicyn. Questi si pose una domanda decisiva per l'umanità contemporanea: perché il Novecento è stato il secolo più sanguinario della storia? Cos'ha prodotto il salto incommensurabile nella violenza politica che ha prodotto in questo secolo più vittime (nell'ordine delle decine di milioni) che in tutti i secoli precedenti considerato nel loro complesso? Il premio Nobel russo rispondeva: l'ideologia.

È l'ideologia che ha capovolto il tradizionale senso comune morale identificando il male con il bene e viceversa. Discriminare, perseguitare, imprigionare, uccidere erano azioni che, se compiute in nome del progetto ideologico di trasformazione radicale del mondo e della natura umana stessa, diventavano obblighi morali. Il male, dice la Arendt, perde la principale sua caratteristica che lo ha sempre reso riconoscibile (e quindi resistibile): la tentazione.



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COMMENTI
01/02/2014 - Il male (luisella martin)

Quando ero bambina l'idea che il male fosse dentro di me, mi sembrava orribile. Mi pare bella invece l'idea letta nell'articolo, del fungo che cresce, senza radici, quando trova un terreno favorevole. Mi sembra avvicinarsi alle parole che usa Gesù quando dice che è dal cuore che vengono tutti i "pensieri malvagi" (non il male!) che portano al male (Matteo 15-19).

 
01/02/2014 - tutto giusto; ma... (loris SOleri)

tutto giusto, anzi! è raro leggere questi giudizi. Ma anche la ricerca dell' "uomo giusto" solo perché ha salvato gli ebrei è diventata spesso ideologica. Buoni e cattivi. Con l'unico criterio del "semitismo o anti". Questa non è la banalità del bene? Al contrario ormai sono noti i casi (innumerevoli e innumerabili) in cui ebrei hanno venduto e tradito altri ebrei. «È da lungo tempo che il sionismo ha smesso di occuparsi di quello che è bene per gli Ebrei. Al contrario, quello che interessa al sionismo è l’esatto opposto: far sì che gli Ebrei patiscano, abbandonino le proprie case e vadano in Israele. È per questo che qualsiasi sprazzo di antisemitismo (1) riempie di leggerezza i cuori dei Sionisti. Il Sionismo ha bisogno degli Ebrei per far crescere la popolazione ebraica e la potenza dell’esercito di Israele, ma non a vantaggio degli Ebrei... Come esseri umani essi non si interessano né di Israele né del Movimento Sionista». Boaz Evron, giornalista, Yediot Ahronot 04/04/1991 Si rimanda alla vicenda di Rudolf Kastner, dirigente del «Comité de Sauvetage de l’Organisation Mondiale Sioniste»