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GIORNO DEL RICORDO/ Norma Cossetto, martire di un popolo "dimenticato"

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Durante l'esodo giuliano_dalmata (Immagine d'archivio)  Durante l'esodo giuliano_dalmata (Immagine d'archivio)

Se le cifre sugli "infoibati" non trovano ancora concorde la comunità scientifica, diverso è il caso dell'esodo, dove le stime sono più precise: circa 350mila giuliano-dalmati (il 90% della presenza italiana nella Venezia-Giulia) dovettero lasciare tutto in seguito all'aggressione delle forze nazionaliste e rivoluzionarie jugoslave. Zara, Fiume e Pola furono le città più coinvolte. Da lì, gli esuli partirono per un calvario che prevedeva un primo passaggio ai campi di smistamento di Venezia e Ancona, per poi approdare a uno degli oltre 130 centri di raccolta profughi, dove rimasero diversi anni. Si trattava di alberghi, scuole e altri edifici di pubblica utilità adattati in tutta fretta per accogliere migliaia di famiglie.

Infine c'era il dramma di chi decise di restare dopo il 1945: oltre 25mila istriani che si avviavano a diventare cittadini di seconda categoria, nell'inedita condizione di stranieri nella propria città, comunisti per gli esuli e per gli italiani, fascisti per gli jugoslavi. I "rimasti" andavano a inserirsi nel nuovo scenario geopolitico della Guerra fredda, divisi tra chi credeva fermamente nell'esperimento socialista di Tito, chi per opportunismo si adeguò alle circostanze, e chi difese strenuamente la propria identità e cultura italiana, nonostante il lungo silenzio delle autorità di governo e degli storici.

Foibe, esuli, "rimasti": tutte storie che vale la pena ricordare, studiare e diffondere, su cui c'è ancora tanto lavoro da fare. Vicende talvolta crude come quella di Norma Cossetto, forse l'esempio più noto di "martire" delle foibe. Giovane studentessa universitaria e figlia di un piccolo proprietario terriero, era solita girare in bicicletta per Visinada, il paesino in cui viveva; suonava il piano, amava l'arte e sognava di fare l'insegnante. Era stimata da tutti e molto legata alla sua famiglia. Nel settembre '43 i partigiani di Tito irruppero in casa Cossetto e portarono via Norma, intimandola a collaborare con il movimento di liberazione per avere salva la vita. Norma rifiutò, venne più volte violentata e subì sevizie di ogni tipo. Una testimone oculare ha raccontato che la sera prima di essere gettata nuda in una foiba, la ragazza invocò disperatamente la mamma, chiese dell'acqua, e implorò un po' di pietà. Invano. Aveva solo ventitré anni.

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