BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ La "Ragazza con l'orecchino di perla", subito un esame alla tiroide

Pubblicazione:

Johannes Vermeer, Ragazza con l'orecchino di perla (1665 c.a) (Immagine d'archivio)  Johannes Vermeer, Ragazza con l'orecchino di perla (1665 c.a) (Immagine d'archivio)

"Commovente, da sindrome di Stendhal": così uno dei primissimi visitatori a Bologna della mostra "La ragazza con l'orecchino di perla: Il mito della Golden Age da Vermeer a Rembrandt (Capolavori del Mauritshuis)" ha commentato la mostra stessa. L'osservazione di quel visitatore era intesa come positiva; eppure la cosiddetta sindrome di Stendhal (che aveva colpito a Firenze il grande romanziere) descrive com'è noto una reazione fisiopsichica negativa, un turbamento che può portare a stati di allucinazione in soggetti particolarmente sensibili esposti a una concentrazione di bellezze artistiche in spazi relativamente ristretti. Ma l'apprezzamento resta azzeccato nella misura in cui esso identifica quello stato di lieve febbrilità che si associa a un fenomeno di culto. 

È innegabile infatti che il piccolo ritratto dipinto da Vermeer intorno al 1665 - una  fanciulla volta di tre quarti il cui sguardo insegue dolcemente lo spettatore - sia diventato un oggetto di culto nel corso del suo pellegrinaggio internazionale. L'idea ormai diffusa, di approfittare di lavori di restauro per cedere in prestito opere d'arte che altrimenti sarebbero restate per lungo tempo invisibili, non ha forse mai ottenuto in tempi recenti un successo così impressionante per una singola opera. Anche a New York, la capitale artistica mondiale di solito abbastanza blasée che ha ospitato "La ragazza" nei mesi precedenti la trasferta europea a Bologna, la fila degli spettatori in attesa faceva il giro dell'isolato, intorno al più illustre fra i piccoli musei cittadini, la "Frick Collection"; e perfino il compassato New York Times ha dedicato a quel ritratto un articolo di prima pagina, in cui si descriveva fra l'altro quello che sopra si è definito senza esagerazione un pellegrinaggio, intervistando alcuni appassionati che avevano compiuto ripetuti viaggi internazionali per poter rivisitare quel quadro. 

A proposito: non è inutile comparare i due diversi contesti - il newyorchese e il bolognese - in cui il quadro è stato esposto. La "Frick Collection" è solo una delle tappe di quello che a Manhattan si chiama "il miglio del musei", dunque ogni singola mostra risulta inevitabilmente ridimensionata, in un mare di occasioni artistiche. Inoltre l'esposizione del ritratto, insieme con il gruppetto degli altri dipinti olandesi, nella palazzina protonovecentesca di Henry Frick era impeccabilmente accurata ma non dotata di particolare ispirazione. Tutt'altro è il caso dell'inquadramento bolognese della mostra all'interno di Palazzo Fava, un bellissimo edificio cinquecentesco. Qui la sinergia tra la locale "Fondazione Genus Bononiae" e l'associazione "Linea d'ombra" ha creato un'esposizione in cui la filologia si armonizza con l'eloquenza teatrale; e ciò emerge specialmente nelle visite serali e notturne. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/02/2014 - chi la fa l'opera d'arte? (Claudio Baleani)

Vermeer è un pittore mediocre. Il suo successo fu determinato dal boom economico dell'Olanda del tempo. La sua ritrattistica della vita quotidiana è una cappa. Ma la ragazza con la perla ha un successo strepitoso. Quando anni fa ho visto quel quadro sono stato lì un'ora a cercare di carpire il segreto di quel fascino innegabile. Poi sono andato via e ho capito che il segreto di quel fascino ero io stesso che guardavo. L'evocazione di quella parte di me affascinata dalla vita, affascinata dal femminile, tanto più se umile, lussuoso ed esotico nello stesso tempo. Ma questo gusto innegabile ad un certo punto non mi porta più da nessuna parte. Un sentiero che non va oltre e la ragazza precipita: è una lavandaia. Simile e di tutt'altro genere è Amor vincit Omnia di Caravaggio. La qualità del quadro è superba. Il quadro allude non a te che guardi, ma a quell'esperienza dell'Altro, l'Amore, che spacca tutti i progetti e tutti gli schemi. Il sorriso del ragazzo ti rimane dentro e vai via dovendo decidere se stai dalla parte di chi passa il tempo arrabbiato o dalla parte di chi si diverte come lui.