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LETTURE/ Reinhold Niebuhr, un maestro di realismo "allievo" di Flannery O'Connor

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Gli americani subito dopo la conclusione della guerra si trovarono nella necessità di confrontarsi  con  un alleato – la Russia comunista − che non era più tale ed una situazione internazionale nella quale il peso degli Stati Uniti sarebbe stato decisivo. In questo contesto Niebuhr elaborò una duplice strategia: da una parte egli denunciò in modo inequivocabile il carattere totalitario del comunismo, criticando coloro che speravano con un atteggiamento conciliante di cambiare la natura del potere sovietico ; dall'altra richiamò agli americani il rischio che avrebbe comportato il dare un carattere assoluto e sacrale alla loro posizione, alla democrazia. 

Questa posizione fu condivisa, nelle sue prospettive generali, dai principali sostenitori del realismo politico americano, in modo particolare da Hans Morgenthau e George Kennan.

Castellin dedica grande attenzione all'analisi degli interventi di Niebuhr in merito alla politica internazionale, che sebbene non offrano una concezione compiuta delle relazioni internazionali dimostrano la sua non comune capacità di confrontarsi lucidamente con i nodi della politica internazionale del proprio tempo.

Muovendo dalla propria concezione dell'uomo e della società, da quella che Niebuhr stesso definì come realismo cristiano, egli fu in grado di porre  domande che aprivano alla considerazione della realtà politica nella sua complessità e nella sua ricchezza. Proprio questa capacità di vedere le questioni essenziali che emergevano dalla politica internazionale, di porre le domande giuste alla realtà, resta l'eredità più significativa di Niebuhr.



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