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RUSSIA/ "Capire guardando": lo straordinario viaggio nella storia di A. Sokurov

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Una scena dal film "Arca russa" di Sokurov (Immagine d'archivio)  Una scena dal film "Arca russa" di Sokurov (Immagine d'archivio)

L'espediente del piano-sequenza, quindi, da un lato mima la natura del tempo reale, che non si ferma, che non ha stacchi; dall'altro costituisce un invito, allo spettatore e al protagonista (allo spettatore in quanto unico vero protagonista del film), a camminare, a guardare, a vedere: il film introduce quindi ad un cammino del guardare in cui il mistero non è del tutto svelato, ma attraversato, approfondito, lungo quella sorta di icona totalizzante, di figura universale e comprensiva della Russia che è l'Ermitage. 

Non è un caso che le prime parole del protagonista, quasi ancora nel buio della nascita dello sguardo, siano queste: «Apro gli occhi e non vedo niente. Niente finestre, niente porte. Ricordo che è accaduta una disgrazia, e tutti fuggivano per mettersi in salvo, ognuno come poteva. Quanto a me, non ricordo. (…) Tutto questo si recita per me, o sono io che devo interpretare un ruolo? Che genere di spettacolo sarà? Speriamo che non sia una tragedia»: il capire prende le forme di una memoria – è necessario recuperare una memoria, ma la strada della memoria non è una riflessione o uno sforzo intellettuale: è un cammino di conoscenza. E ancora, soprattutto: una "disgrazia" sta all'origine. E sembra proprio questo – il sentimento di una tragedia – stare all'origine di qualsiasi concezione del popolo e della cultura russa. Ma la tragedia non è solo il sinonimo di una catastrofe; essa trova la sua positività nel suo rivelarsi come possibilità di una scoperta, di un cammino appunto. Come è lo stesso Sokurov a dichiarare: «La condizione imprescindibile per una scoperta è la tragedia. Nella vita di un filosofo deve accadere una tragedia che lo riguardi personalmente, che produca in lui una reazione sconvolgente, che lo faccia precipitare nei tormenti di una comune vita umana» – la tragedia diventa quindi lo strumento, drammatico ma proprio per questo disarmante, di un ritrovato rapporto con la realtà. Una concezione del tragico che permette però, nel suo attraversamento, di toccare le cose e l'umano in ciò che esso ha di più resistente, di più profondo e di più vero.

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La proiezione del film "Arca russa" è stato il primo appuntamento del ciclo d'incontri dal titolo "Al fondo del nulla, il soffio della vita: viaggio nella cultura russa", a cura del Centro Culturale di Bari e coordinato dalla prof.ssa Tiziana Liuzzi. Il prossimo appuntamento è mercoledì 19 febbraio, con un incontro dal titolo: "Guerra e pace: lo slancio della vita oltre il nichilismo e il panteismo".




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