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1984-2014/ Casaroli-Craxi, una doppia "firma" che ha fatto bene alla Chiesa

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Il card. A. Casaroli e B. Craxi firmano il nuovo Concordato (Immagine d'archivio)  Il card. A. Casaroli e B. Craxi firmano il nuovo Concordato (Immagine d'archivio)

Ma altri aspetti di riforma normativa erano destinati a incidere profondamente nella cultura del nostro paese. Dalla ricordata abolizione della clausola che riconosceva alla religione cattolica la condizione di religione di Stato ne derivò l'abolizione sia dell'obbligo dell'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche (divenuto così facoltativo) che della cosiddetta "congrua", il sostentamento economico dei sacerdoti, il quale fino ad allora era risultato a carico dello Stato. Al suo posto fu introdotto il sistema di finanziamento dell'8 per mille destinato a essere gestito dalla Conferenza episcopale italiana, tuttora vigente, fondato sul meccanismo della tassazione statale dei redditi dei lavoratori.

Sull'onda lunga dei guadagni ecumenici del Concilio Vaticano II, poi, il nuovo Concordato avrebbe guidato verso un riconoscimento delle altre religioni professate sul territorio nazionale, pur nella distinzione che riaffermava in via organica i rapporti tra lo Stato e la Chiesa Cattolica, aprendo comunque la via delle "intese" con le altre Chiese e religioni sui temi maggiormente bisognosi di regolamentazione.

Insomma, con il 1984 si affermò il principio di laicità tanto sostenuto, non solo in Italia, da diverse correnti di pensiero nella seconda metà del Novecento le quali, con maggiore o minore rispetto, si erano dirette a confinare il ruolo pubblico della Chiesa nella società; un'operazione, quella del nuovo Concordato, che non venne sviluppata però in chiave anticonfessionale, ma anzi secondo una logica di valorizzazione delle peculiarità delle due istituzioni. Inoltre, il dettato dell'accordo rinviava, in diversi articoli, alle indicazioni espresse dalla conferenza episcopale nazionale e alle conferenze episcopali regionali, secondo prospettive di sviluppo che avrebbero suscitato, in seguito, ulteriori intese applicative, e soprattutto una nuova attenzione nei confronti del tema educativo, con l'introduzione delle odierne norme di attuazione in materia di insegnamento della religione cattolica (Irc) nelle scuole pubbliche.

La prima considerazione che si può oggi proporre circa l'attualità del nuovo Concordato, è forse che se esso fosse stato letto dalla stampa e dai principali media con occhi spogliati da vetusti ghibellinismi culturali, probabilmente l'opinione pubblica non professatamente cattolica si sarebbe formata un concetto di maggiore equilibrio circa il grado di eventuale ingerenza della Chiesa cattolica nella cosa pubblica. E, ragionevolmente, ciò avrebbe condotto a rivalutare anche il significato culturale in termini di offerta di punti di riferimento valoriali, di cui oggi la Chiesa può ancora essere considerata portatrice, come ha molto bene evidenziato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo recente discorso di accoglienza di papa Francesco in Parlamento.  

Certo, le strumentalizzazioni pro e contra Ecclesia da parte di diversi attori politici nella cosiddetta seconda Repubblica, in assenza di un partito rappresentativo dei valori cattolici come la Dc, non hanno onestamente giovato a una rappresentazione serena dell'autentico rapporto tra Chiesa e Stato, svolgendolo più che altro in chiave opportunisticamente di consenso elettorale sia in senso positivo che negativo. 



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