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LETTURE/ Eliot, il bulldog e la lama della coscienza

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Si tratta ancora della battaglia tra l'essere e il dover essere, tra l'unicità dell'uomo e il modello sociale, se al rimprovero della zia Ivy di non essere sufficientemente abbattuto, di non soffrire cioè come dovrebbe, Harry oppone ancora una volta la consapevolezza gelida e conturbante della propria solitudine:

È quando non vedono nulla
che le persone sanno sempre mostrare le giuste emozioni
e per quanto magari non provino nulla
le loro emozioni sono sempre appropriate.
Loro non sanno che cosa sia essere svegli,
vivere a un tempo su piani diversi.
Io ho verso John tutti quei giusti sentimenti
che voi ritenete appropriati. Solo, non è quello il linguaggio
che ho scelto di parlare. Non voglio parlare il vostro.

(The Family Reunion, parte II scena 1)

3. Anche se ambientato quasi sempre nella società contemporanea, quello eliotiano è un teatro di parola, dal taglio antinaturalistico. Un teatro in cui si parla molto e accade poco; e dove quel poco che accade, accade sempre sullo sfondo, mentre in primo piano resta il chiacchiericcio, il brusio confuso e vagamente insulso dell'ordinario. Ed è forse questa una delle lezioni più interessanti del teatro di Eliot. Quella di un mondo che, nella sua inamovibilità, si muove; di un'impossibilità in cui, come da una crepa, entra il possibile. Harry non può essere capito né, ormai, gli interessa più esserlo. È rassegnato, sa – e ne ha ragione – che tra lui e chi ha davanti c'è una distanza esilissima ma invalicabile, una distanza che nel tempo lo ha condannato al suo mondo privato. È così per tutti, ma Harry, diversamente da chi gli è accanto, lo sa. E ne muore. 

Eppure, in questa confusa congerie di cose e di emozioni, di pseudo-dogmi e di ripetizioni, sullo sfondo, qualcosa accade. Accade che Harry venga intuito dalla zia Agatha e reso a se stesso. E che alla stessa Agatha si chiarisca il senso di tutta una vita di dolore. O che Mary l'indecisa prenda finalmente una decisione che sia una. Così, sullo sfondo, mentre nulla sembra accadere e tutto accade.

È un seme, un misero seme che il finale del dramma vedrà soffocare nella gran parte degli astanti. Ma è un seme, un'alterità che per il solo fatto di esserci è posta e perciò non più eliminabile dall'orizzonte, se anche Charles, l'ottuso Charles, si accorge stranito che la vita può riservare delle sorprese. E che la cosa, forse, non è così male:

Pensavo che la vita non potesse portarmi altre sorprese.
Ma ora ricordo che quel bull-dog della Burlington Arcade
mi ha sempre sorpreso.
Che cosa sarebbe se ogni momento fosse come quello?
Se fossimo svegli?

(The Family Reunion, parte II scena 3)

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