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GUARESCHI/ Il "miracolo" di inventare il Vero

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Don Camillo e Peppone, nella versione cinematografica (Immagine d'archivio)  Don Camillo e Peppone, nella versione cinematografica (Immagine d'archivio)

Lì, in quella grande famiglia, che diventa sterminata, con la folla di contadini, vaccai e famigli da spesa del Boscaccio c’è tutto il piccolo Mondo guareschiano.

Da questa base parte la mia descrizione dei personaggi creati da Giovannino, dalla consapevolezza che, anche quando letterariamente non è così, i racconti sono tutti narrati in prima persona, come la digressione de Il destino si chiama Clotilde, altra chiave essenziale per entrare nella fantastica immaginazione di Guareschi. In queste pagine, nella storia del ragazzo emigrato in Argentina al seguito dello zio, tutt’altro che dedito ad attività lecite, si specchia il desiderio di evasione che anima le favole guareschiane, evasione dalla vita di tutti i giorni, dove davvero si rischia di essere solo delle comparse e mai i protagonisti. Nei racconti del Mondo piccolo, del Piccolo mondo borghese e nei romanzi, si scopre come la maestria di Guareschi riesca a rendere ognuno degli interpreti protagonista, esattamente al momento giusto, non un attimo prima, non un attimo dopo e nel posto giusto, non un centimetro più in là.

Dagli interpreti che animano i racconti del Boscaccio, derivano molte invenzioni guareschiane, anche quella del far tenere il centro della scena all’uomo, alla donna o al bambino di turno.

Ognuno dei personaggi del Romanzo all’antica che Giovannino voleva scrivere e non scrisse mai, doveva avere il suo momento, la sua occasione per dimostrare di quale pasta fosse fatto, ma il romanzo non vide mai la luce. Così, per leggere di questa famiglia, delle vicende di Chico, Giaco, Giòn, Clem e tutti gli altri, occorre leggere tutta l’opera di Guareschi, perché in molti racconti, in pagine insospettabili dei romanzi, scopriamo le omonimie con i dodici del Boscaccio, ma anche le affinità di carattere e di personalità. Ritroviamo figure di padri inflessibili, ma pronti a commuoversi per la prima piccola avventura che coinvolge uno dei suoi figli, soprattutto se è l’ultimo, il bambino con i riccioli da angioletto che gli cadono sulla fronte.

Guareschi aveva predisposto una scaletta molto precisa per il suo Romanzo all’antica, con i nomi e le età, del padre e dei fratelli, iniziando l’elenco con un nome emblematico: IO. Quindi una scheda, con il progredire, tre anni per tre anni o due per due, delle età di tutti, in modo che il riferimento nelle storie potesse essere sempre esatto e, addirittura, una data d’inizio del romanzo: il 31 dicembre 1893.

Manca, in questo elenco di personaggi, la figura femminile, non vi è cenno alla madre, alla sua età o alla sua storia, ma anche questo ha una ragione: ogni madre, di più, ogni donna gode di un trattamento particolare da parte di Giovannino, perché nella figura femminile egli rivede la signora maestra ed anche Margherita, la madre dei suoi figli. Quindi non una donna, ma la Donna, tanto importante e preziosa, da essere stata scelta dal Creatore come madre di Dio.



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