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LETTURE/ Il Sud, i Savoia e la profezia di Luigi Sturzo

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Luigi Sturzo (1871-1959) (Immagine d'archivio)  Luigi Sturzo (1871-1959) (Immagine d'archivio)

Tuttavia Sturzo non può non rilevare che l'introduzione delle leggi del regno sardo, anziché segnare  l'inizio di una vera unificazione spirituale, regalò ai piemontesi l'aria di conquistatori a buon mercato, i quali "non conobbero, ma solo compatirono e oppressero". E cita tre fatti oggettivamente e storicamente incontrovertibili a proposito del "distacco" del Sud dal resto del Paese, ma che saranno più avanti problemi che toccheranno tutta la nazione per le conseguenze deleterie che porteranno: regime doganale, pressione tributaria e uniformità di legislazione economica.

Non è certo questa la sede per analizzarli, ma osservando da dietro le ampie finestre della "stanza della principessa" l'algida bellezza delle piante del parco in inverno, come non sentir risuonare nelle orecchie – rivedendo in rapida successione le immagini anche dei disastri ambientali degli ultimi giorni − l'invocazione del prete di Caltagirone: "O geografia ignorata dalla burocrazia come ti sei vendicata a nostro danno!". In questo passaggio del suo discorso di Napoli del '23, Sturzo stava esemplificando sul modo dissennato di legiferare del governo italiano (di allora…): "Il disboscamento pazzo del Mezzogiorno imponeva una ricostruzione forzata che rinsaldasse le nostre pendici appenniniche e i nostri burroni, se mi è lecito dire, nembrodici. Quando si pensò al rimboscamento si ideò una commissione di classifica la quale dimenticò che le Alpi erano una cosa e un'altra le montagne e le rupi del Mezzogiorno. La ricostruzione dei pascoli ebbe i sussidi dello Stato ma la legge parlava di pascoli montani e …furono quelli del Nord".

Uscendo dalla Villa con dentro l'emozione per la bellezza del luogo, ancora una volta il pensiero va al convegno di Napoli del Partito Popolare dell'anno 1923, pochi mesi prima che Mussolini infastidito dalle critiche del prete di Caltagirone ottenesse,  dal Cardinal di Curia Pucci, l'allontanamento per lunghissimi anni del medesimo costretto all'esilio. Sovviene che gli anni in cui a Pavia l'attività siderurgica dei Necchi si trasforma in grande  avventura industriale, fino alla felice capacità di rischiare di Vittorio con la creazione delle macchine da cucire negli anni 20 del secolo scorso, erano i medesimi anni che Sturzo descrive per il Sud come quelli che vedevano nel Sud un promettente sviluppo di industrie di tipo domestico ed artigiano non inferiore a quello del Nord, ma che dopo l'Unità non poterono attirare l'attenzione della finanza perché vennero meno le linee doganali interne e non si poté così tentare la loro trasformazione industriale vera e propria in quanto lontane dal mercato generale. Quel mercato che dopo la pace seguente alla guerra del 1870, portò di fatto lo sviluppo industriale e l'attività commerciale ad essere esclusivamente centroeuropei, inchiodando il Sud ad essere considerato esclusivamente agricolo. E  per di più, di un'agricoltura arretrata. 



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COMMENTI
02/02/2014 - nord e sud (luisella martin)

Sono nata al sud, per combinazione, figlia di genitori piemontesi. Cresciuta tra il Piemonte e la Lombardia ho sposato un romano ed ora vivo in Puglia, per scelta. I miei figli sono nati entrambi in Puglia; uno parla romanesco e l'altra conosce bene il dialetto brindisino. Nel corso degli anni vissuti al nord ho potuto constatare che quelli che parlano male del sud sono prevalentemente figli di meridionali che si sono trasferiti al nord; gli altri sono spesso quelli che il sud non l'hanno mai nemmeno visitato. Le parole di Don Sturzo riportate nell'articolo circa l'abisso che spesso prevale tra persona e persona proprio grazie alla politica (che spesso unisce coloro che sfruttano il popolo e se ne fanno sgabello) sono profetiche, come dice il titolo dell'articolo.

 
02/02/2014 - smettiamola (luisella martin)

Sturzo parlava delle buoni intenzioni del Nord Italia, non perché era un prete, ma perché era un cristiano e i cristiani cercano di parlare in modo da pacificare e non per creare ulteriori barriere. Il contributo di morti nelle guerre d'Italia del sud é motivo di riflessione per tutti. C'é chi pensa che siano morti inutili, ma in verità lo sono tutte le morti. Il sud é, come il nord d'Italia, terra di genti forti e generose; la differenza, che ora non esiste più, quando fu fatta l'Italia, era sopratutto in termini di livelli di studio delle popolazioni. Per favore smettiamola di parlare di sud e di nord come di realtà culturali diverse!

 
02/02/2014 - commento (francesco taddei)

già l'incompiutezza della salerno-reggio calabria è colpa del norditalia! da quando esistono le regioni i governanti locali hanno sempre di più aumentato il loro potere e ancora gridate alla sfruttamento. sarà mica ora di smettere di piangere e darsi da fare e proteggere gli sforzi del proprio paese come fanno tutti gli altri?