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SCIENZA & FEDE/ La "sfida" a Darwin dell'evoluzionista (cattolico) De Filippi

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De Filippi, che pure cercava prove altrettanto "positive", preferiva invece seguire l'avviso del Manzoni: "Come gli errori scientifici possono, nella mente dell'uomo, essere ostacoli alla fede; così le verità rivelate possono essere aiuti per la scienza; poiché facendo conoscere le cose nelle loro relazioni con l'ordine soprannaturale, le fanno necessariamente conoscere di più: e quindi la scienza può procedere da un noto più vasto alle ricerche e alle scoperte sue proprie". 

Così recitava l'epigrafe manzoniana in testa al saggio intitolato al Diluvio noetico. E oggi sappiamo che le ipotesi catastrofiste di Cuvier erano assai più vicine alla verità dei fenomeni di quanto per più di un secolo non si sia creduto. 

La fede, per uomini legati a questa cultura, restava un'esperienza che non aveva bisogno, per essere creduta e vissuta, di "sostegni che essa non richiede". Così come non avrà bisogno di consolazioni progressiste e incanti letterarii per riconoscere la realtà della falcidia della selezione naturale, o quella di "sorella morte", o dello "sterminator Vesevo" del Leopardi. La storia naturale del De Filippi era in tal senso vaccinata contro i "disegni intelligenti" di ogni tipo − scientifico, umanistico, religioso – che imponevano sempre i loro fiabeschi e ambigui lieto-fine, tanto quanto il Manzoni aveva tenuto assai distante l'idillio illuminista e l'happy-end romantico delle storie romanzate dalla storia drammatica del suo romanzo. Quelle stesse storie romanzate che invece tanto piacevano all'anziano Darwin, il quale, mentre considerava "insopportabilmente pesante" Shakespeare, nello stesso tempo apprezzava con gratitudine, per la loro funzione terapeutica, anche i romanzi mediocri, purché avessero sempre il lieto fine: "mi piacciono tutti, purché siano appena passabili, e non finiscano tragicamente: cosa contro la quale si dovrebbe proporre una legge", scriveva nell'Autobiografia.

Anche se, bisogna pur dire, che la consapevolezza così chiara di un rapporto fecondo tra scienza e fede, che avesse come indispensabile premessa la distinzione degli ambiti, non era consapevolezza diffusa né presso i sostenitori dello scientismo positivista, né fra i sostenitori dell'apologetica cristiana europei. "Il mondo non è Dio", scriveva Hans Urs von Balthasar, "è quanto oggi è chiaro a teisti e atei. E il mondo non è neppure aperto a Dio, nel senso che Dio intervenga in ogni istante su di esso per mantenerlo in movimento; non si accresce la stima del Creatore chiamando in causa il Primo Motore ogni volta che si riscontra una lacuna nelle cause seconde. L'apologetica cristiana dovrebbe essere diventata qui più accorta dopo aver fatto molti danni; la sua storia, soprattutto alla fine dell'Ottocento, assomiglia a una catena di equivoci ben intenzionati, con la conseguenza di ritirate forzate. Oggi siamo chiaramente consapevoli di non poterci servire della Bibbia contro le scienze naturali, perché il fine che Dio ha perseguito con la rivelazione biblica non è quello di dare agli uomini un insegnamento di scienza naturale. Ma con quanta fatica ha dovuto essere conquistata questa prospettiva!". 



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COMMENTI
22/02/2014 - imparare (luisella martin)

Quante cose riportate, confrontate, scritte in questo articolo,non sapevo; informazioni che mi sarebbero state utili quando insegnavo anche scienze, oltre che matematica, e venivo - ahimé senza saper opporre che deboli argomenti - derisa dai colleghi di scienze, tutti molto schierati. Grazie!