BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DON GIUSSANI/ "Una cosa dell'altro mondo, in questo mondo"

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

Don Penco e don Rossi sono stati segretari del cardinal Ferrari e hanno creato l'istituzione che ne porta il nome; poi don Rossi, lasciata Milano alla volta di Assisi, fonda la Pro Civitate Christiana: «Era un innamorato della persona di Cristo, dell'incontro di Cristo, e ci fece questo profilo di questo Studium Christi; Giussani ha preso immediatamente questa idea ed è diventato il promotore in mezzo a noi seminaristi di questo Studium Christi».

Don Carlo Costamagna, tra i primi a far parte di quel gruppetto insieme a Giussani, Manfredini, Giori e altri, conferma l'episodio citato: «Era venuto [a Venegono] don Giovanni Rossi e sulla sua scia ci costituimmo».

I particolari di quell'inizio rivivono come fotogrammi di un film nel racconto di Giussani. Parlando in terza persona, dirà: «Innanzitutto un ponte, della linea Como-Milano, vicino al paese che si chiama Meda, ai margini della Brianza. Una classe di seminaristi che sta andando a passeggio un giovedì. Sono tre che sono sempre insieme: uno si chiama De Ponti, un altro si chiama Manfredini, un altro si chiama Giussani… erano sempre insieme. […] Appena passato il ponte della ferrovia, questo ragazzo che era a sinistra – si chiamava De Ponti – […] dice: "Vi ricordate di uno dei seguaci di don Giovanni?". […] Venne questo don Rossi a parlare a noi seminaristi dello "Studium Christi". Fu la prima cosa che mosse le acque; nessuno poteva immaginare in che senso le movesse. Ma, in quel momento lì, De Ponti disse: "Ma… io chiamerei la nostra amicizia 'Studium Christi'!"». Giussani commenterà il fatto con stupore: «Ditemi voi, se è immaginabile un caso più caso, più caso di questo».

Sulla base del materiale documentario conservato nell'archivio di Venegono, don Dell'Orto conferma il ruolo decisivo di De Ponti basandosi su un giudizio di condotta, redatto dal rettore Giovanni Colombo al termine della terza liceo (1939-1940): «Sogna grandi cose, vaste e nuove forme d'apostolato; in camerata fonda un circolo "Christus" per lo studio e l'imitazione della persona del Redentore».

Una tale intensità di vita farà dire a Giussani cinquant'anni dopo: «Se io dovessi rientrare in seminario […], non solo lo accetterei ancora, ma lo accetterei con gioia, non cambierei nulla di quanto ho fatto. […] E posso dire, ingenuamente, ma davanti al Signore, che fra quello che immaginavamo del nostro futuro e la realtà del futuro così come è avvenuto non riesco a vedere differenza». Per esempio, fra di loro si dicono: «Occorre che la Chiesa riviva, occorre che la realtà cristiana sia più consapevole (eravamo in terza ginnasio, ma la domanda poté nascere perché eravamo già a una certa profondità di amicizia); occorre che la Chiesa, per rivivere, crei delle comunità; tante comunità, che, legate l'una all'altra, trasformino la vita sociale, la forma della vita sociale, diano un nuovo assetto alla vita comune, rendano più umano il cammino dell'uomo su questa terra».



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >